Dark Fury – W.A.R.

I polacchi Dark Fury non sono mai riusciti nel compito di deludermi, quando la voglia di rude black metal in modalità “spartana”, marcia, sanguinaria e perché no melodica si fa […]

I polacchi Dark Fury non sono mai riusciti nel compito di deludermi, quando la voglia di rude black metal in modalità “spartana”, marcia, sanguinaria e perché no melodica si fa avanti, mi rivolgo a loro con parecchio e ogni volta rinnovato entusiasmo. W.A.R. è la loro settima mossa e poco importa se non raggiunge i consueti apici (rastrellate per bene anche i loro split per recepire al meglio la loro arte) perché quello che hanno da proporre è sempre interessante e pieno di valore “nascosto”. Titolo e copertina faranno già presagire alcune tonalità di base, epiche ed ipnotiche quanto basta per spargere la necessaria dannazione. Non manca una certa scontrosità e la “flagellazione tipica della band, ma bisogna ammettere che il disco si lascia andare spesso verso soluzioni “lente” e dalla impattante atmosfera. Quando ci si mettono i Dark Fury non perdonano, lo smalto è di quelli duri a levarsi, è estremamente resistente, la loro musica è come una corazza d’acciaio impenetrabile. W.A.R. risulta essere un pelino meno immediato a causa di tutto questo, ma ricordate che per i polacchi dilatare la formula non vuol dire per forza ammorbidimento, i piedi restano ben saldi nel marcio underground che sempre li ha accolti e svezzati a dovere. Ci troviamo innanzi una specie di evoluzione, “la loro” evoluzione, volutamente malevola, caliginosa e per niente interessata ad apparire moderna. Non si cercano suoni puliti o perfetti, i Dark Fury guardano al passato senza timore, ma usano questo aspetto solo come incentivo alla “fortificazione”.

Sei canzoni, poco più di mezz’ora di glorioso tormento e poi via con un nuovo giro, per niente sazi d’essere colpiti da chitarre scandite e da uno screaming roco, fiero e sprezzante. Pesante nel suono ma non all’ascolto, questa la sintesi perfetta di tutto W.A.R., un disco che manda avanti i mezzi corazzati più ambiziosi come le prime Steel Centurion, title track e The Cleansing per poi vivere sull’esperienza con quello che rimane, qui finirà per spiccare l’ottima The Plague.

About Duke "Selfish" Fog