Dark Funeral – Where Shadows Forever Reign

Ed eccoti servito l’inaspettato “botto”, razza di pessimista che non sei altro! E chi se lo aspettava dopo ben sette anni di silenzio discografico che conta, chi se lo aspettava […]

Ed eccoti servito l’inaspettato “botto”, razza di pessimista che non sei altro!

E chi se lo aspettava dopo ben sette anni di silenzio discografico che conta, chi se lo aspettava dopo almeno due dischi (se non tre) zoppicanti, a “fasi alterne”, in qualche modo belli, “gradevoli” e tutto ma privi di quella sacra spinta emozionale di una volta. Ma arriva l’anno 2016 e Lord Ahriman sembra venire nuovamente sfiorato dall’ispirazione che conta, la voglia di urlarcela, di farcela sentire è tanta, così tanta che quasi stenteremo a credere alle nostre orecchie al solo udire la prima e sfavillante Unchain My Soul. Tale traccia viene posta in principio non a caso e rappresenta per i Dark Funeral il “ritrovo” dell’eccellenza, cose inaudite, addirittura bissate con l’ultima Where Shadows Forever Reign, perfetta intessitura in grado di lasciarti di sasso, ancora una volta quasi “colpevolemte spossato, spiazzato”, incredulo.

Eh si, Where Shadows Forever Reign rappresenta un ritorno con i fiocchi, all’improvviso si scombussolano determinate certezze in casa Dark Funeral e la loro “terza potenza” viene così fatta calare oggi fra lo sbigottimento generale. Ancora le lontane le gesta del binomio The Secrets of the Black Arts/Vobiscum Satanas, ma a ben vedere non così tanto come forse ci si potrebbe aspettare, per quanto mi riguarda ciò è da imputare ad una canzone leggermente sottotono rispetto al resto (Nail Them to the Cross, non malaccio ma se si arriva a notare la differenza qualche problemino c’è), canzone che “rovina” la completa ascesa del prodotto. Resta il fatto che Where Shadows Forever Reign rimane alle calcagna delle loro migliori produzioni e questo basta per decidersi a succhiare un po’ di prezioso nettare inaspettatamente “ritrovato”.

Il disco emerge anche grazie ad una line-up in stato di grazia, se Chaq Mol e Dominator non sono più una sorpresa di sicuro c’è da rimarcare la notevolissima prestazione di Heljarmadr alla voce, magistrale cantore di infernali strofe, ora ficcanti come da dna ora piacevolmente oscure, lato che sembra sconfinferare (senza mai abusarne) gli odierni Dark Funeral.

Prendete e godetene tutti, gettatevi a capofitto su Unchain My Soul, quanta maestosità, che strofe perfette (ti sdradicano), quanta diamine di nostalgia! E poi via sulla scia di una miccia ormai bella che accesa e già bruciata, arrivano la solida As One We Shall Conquer (refrain e “sbattimento” conseguente sono notevoli) e la strisciante/tellurica Beast Above Man (altro highlight personale). Con As I Ascend si apre lo spaccato “oscuro” di Where Shadows Forever Reign, lentezza ed intenso trasporto seguiti dall’ottima e “gorgogliante” Temple of Ahriman (versi e ritornello non si laveranno via con troppa facilità). The Eternal Eclipse riaccende i giri dei motori, le chitarre pungono ed annebbiano su strofe certamente classiche ma pregne d’ispirazione. To Carve Another Wound fa ribollire bene ancora una volta prima della già menzionata Nail Them to the Cross, poi arriva quel “mezzo capolavoro” di title track per lasciare il suo melodico ed indelebile stampo.

Ma il sapore di un’uscita importante lo si respirava immediatamente, al solo guardare l’immagine di copertina, ruffiana quanto vuoi certo, ma pur sempre un pugno multiplo su stomaco e cervello, con quei colori che in maniera totalmente “bastarda” ti riccolegano all’istante ad un altro periodo.

About Duke "Selfish" Fog