Dark Funeral – Angelus Exuro Pro Eternus

Nel 2009 in pochi si aspettavano un ritorno quantomeno “decoroso” da parte di Lord Ahriman e società, tuttavia vi era ancora chi nutriva forti speranze in loro. Ovviamente mi riferisco […]

Nel 2009 in pochi si aspettavano un ritorno quantomeno “decoroso” da parte di Lord Ahriman e società, tuttavia vi era ancora chi nutriva forti speranze in loro. Ovviamente mi riferisco unicamente alle persone che seguono la formazione svedese dai primi dischi e non ai malefici fanciulli che imperversano oggigiorno per i quali basta un’immagine violenta e tempi tirati per suscitare surreali, chiassone esclamazioni. Beh, in questo caso bisogna proprio dire che Angelus Exuro Pro Eternus mette d’accordo tutti o quasi.
E dire che la copertina da una parte faceva presagire pesanti nuvoloni,  fin troppo curata da una parte, con la solita figura diabolica immutata a sovrastare il tutto, gira che ti rigira risulta simpatica ed efficace, un giusto abbellimento delle note infernali prodotte.

Torna a far male il binomio Dark Funeral/Abyss Studio, cose che fanno bene ai ricordi di quanto ogni cosa era perfetta e “superiore”. I Dark Funeral si presentano tirati a lucido e in forma ottimale, fra le righe non si potrà fare a meno di notare quanto l’erede di Matte Modin (dal truce nome Dominator) risulti efficace nel rivelare una massiccia presenza trainante sul pezzo.

L’altro binomio vincente è rappresentata dalla coppia Chaq Mol/Lord Ahriman, i due diavoli strigliano le chitarre, le fanno sanguinare per tutta la durata del disco, sfiorando – a tratti- lo splendore creato su The Secrets Of The Black Arts e Vobiscum Satanas (risultato incredibile solo ad accennarlo). Il biglietto da visita introduttivo è stato My Funeral, ancora una volta i nostri hanno usato l’espediente della traccia lenta/melodica in veste di antipasto, un po come ai tempi di An Apprentice Of Satan. In questo caso il brano appare meno “cool” ma vale comunque la pena di salvarlo solo per il riff che registriamo al minuto 3 e 32 secondi, per quanto mi riguarda uno dei migliori usciti dalla Svezia nell’ultimo decennio. Angelus Exuro Pro Eternus parte forte con un terzetto di brani di assoluto stupore e ringiovanimento, in modo particolare è l’opener The End Of Human Race a prendersi meriti ed onori, istantaneamente una delle mie preferite della loro discografia. Emperor Magus Caligula domina ogni canzone con sicurezza e con Stigmata pare di sentire un The Secrets Of The Black Arts consapevole della propria grandezza. Tornano quelle strofe vincenti e tornano quelle chitarre pungenti e dilanianti (The Birth of the Vampiir), My Funeral rappresenta quasi l’unica concezione al rallentamento, mentre stupisce la ritrovata “fame”, il voler martoriare i timpani senza sosta o pietà, la title track da questa postazione d’avvistamento contribuisce proprio nel confermare ciò. Ma in mezzo a tanto entusiasmo troviamo anche delle pecche, ad esempio Demons Of Five avrei preferito non ci fosse stata, un mid tempo con strofe che fanno il verso ai peggiori Cradle Of Filth e dimostrazione (come se ce ne fosse il bisogno) di come la canzone lenta non sia esattamente il loro territorio ideale. L’arrivo di Declaration Of Hate riporta le cose a posto, vivide rasoiate che non impiegan molto nel tramutare il pezzo in uno dei migliori highlight di tutto Angelus Exuro Pro Eternus. L’ultimo barlume di quiete lo otteniamo con In My Dreams (la qualità risulta migliore, ma il pezzo necessitava di qualche chirurgica “sforbiciata”), interessanti riffs d’accompagnamento prima di chiudere il cerchio avvolti nella violenza senza compromessi di My Latex Queen.

Peccato per una certa insistenza nel cercare il brano catchy da rimorchio (ma anche il solo farlo intendere è un possibile problema), è evidente quale sia la loro dimensione, uno/due brani in meno possono aumentare il valore di un disco, lo sigillano al meglio, la forma si modella assumendo contorni più “decisi” e piacevoli da ricordare. Bastava davvero poco per ottenere di più, la spesa rimane comunque da considerare “non sprecata”.

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