Dalkhu – Descend… into Nothingness

Descend… into Nothingness è il titolo del secondo full-lenght della black metal band slovena Dalkhu, i suoi tre quarti d’ora suonano diretti e bestiali, mossi e famelici, sorprendendo talvolta con […]

Descend… into Nothingness è il titolo del secondo full-lenght della black metal band slovena Dalkhu, i suoi tre quarti d’ora suonano diretti e bestiali, mossi e famelici, sorprendendo talvolta con spaccati melodici davvero pregevoli e dai toni innalzanti (potremmo definirlo come l’ordine che cerca spazio nel caos, l’ascolto andrebbe preso in considerazione anche solo per tastare e vivere tali spazi).

Spicca senza dubbio quel vociare death/cavernoso scelto di vestire per l’occasione, un’interpretazione protagonista e atta a “spaccare” vistosamente l’aria; si va in tal maniera a ingigantire, a ingrossare una portata che si lascerà masticare lentamente e con fatica (non posso dire sia una fatica negativa però, intendo proprio un bel pezzo di boccone da doversi lavorare a dovere prima di poterlo inghiottire).

Non si può parlare male di Descend… into Nothingness ma è anche vero che l’album tende a perdersi o spezzarsi per brevi momenti qui e là. C’è insomma qualche piccolo calo “veniale”, ma fortunatamente niente che ci permetta di sprofondare nella totale o troppo accennata apatia. Certo è che se i Dalkhu mi avessero proposto un disco sulla falsariga della opener Pitch Black Cave (tutte le volte mi inchioda) o della penultima Soulkeepers sarei qui a parlarne in toni rasenti al trionfale, ma non è detto che a voi l’asticella del gradimento possa reggere meglio o più a lungo rispetto a quella del sottoscritto; in fondo il disco resta ben compatto e fedele a se stesso e ciò rema senza dubbio a favore degli obiettivi della band.

I Dalkhu sono un qualcosa a metà fra gli Hate Forest e una fisionomia più nordica, l’unica differenza spiazzante sarà data da quella componente death metal volutamente impastata, una presenza che si farà sentire in lungo e in largo e che potrà definire, limare al meglio le fazioni di chi riuscirà a legarsi al lavoro e chi no.

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