Curse upon a Prayer – Rotten Tongues

E poi….. e poi incontri dischi come il secondo dei finnici Curse upon a Prayer (intitolato in tono propiziatorio Rotten Tongues), lavori che senza strafare riescono nell’impresa di farti apparire […]

E poi….. e poi incontri dischi come il secondo dei finnici Curse upon a Prayer (intitolato in tono propiziatorio Rotten Tongues), lavori che senza strafare riescono nell’impresa di farti apparire un sorrisetto soddisfatto e mezzo-diabolico addosso. La materia battuta è quella del “puro” melodic black metal, materia se vogliamo ben più caratteristica rispetto a quella diciamo classica quando si pensa al “mondo” Finlandia (nonostante le liriche siano in inglese la provenienza riesce ad emergere). Vi assaliranno così sapori noti o pregustati altrove (alcuni potranno risalire a molti, molti anni addietro), sapori che non potranno far altro che “sedurre ed abbandonare” positivamente parlando, sulla scia di una mai velata e sempre propositiva/costante traccia malinconica.

Rotten Tongues “sguscia” via davvero bene senza mai introdurre la parola “ostacolo” nel suo vocabolario. L’ascolto si ingrossa maggiore sarà l’appetito, così –e solo dotati della giusta predisposizione- otteremo un bel crescendo, figlio di strutture semplici e “fini”, dall’effetto terapeutico pressoché assicurato.

Le chitarre si muovono su un terreno blando, tendono all’incanto e sul come poterci “bloccare” su pensieri lontani. La voce nel suo svariare non finisce col pungere troppo anzi rappresenta quasi una sorta di accompagnamento agli intrecci degli altri strumenti, intrecci oliati come si deve, neppure lontanamente definibili come “banali” (la personalità può emergere anche quando non è spiccata).

Penserete alla loro terra ma anche alla melodia nera svedese senza omettere qualche particella norvegese. I Curse upon a Prayer hanno senza dubbio partorito un bel sentire, un degno accompagnamento per l’autunno per come la sento io. Rotten Tongues è l’ascolto ideale per quando si vuole sentire qualcosa di pungente ma non troppo impegnativo (momenti che prima o poi capitano, è una sorta di rotazione), senza provare il minimo sforzo di sentiremo come “trascinati” via, altrove; intanto, il sapore che otteremo una volta fatto “ritorno” sarà solo che piacevole e positivo da ogni visuale.

About Duke "Selfish" Fog