Cult of Vampyrism – Fenomenologia

Poche storie, è questo il “made in italy” che prediligo. Fenomenologia era il titolo dell’esordio discografico della creatura Cult of Vampyrism (correva anno 2011), la formazione non si faceva troppi […]

Poche storie, è questo il “made in italy” che prediligo. Fenomenologia era il titolo dell’esordio discografico della creatura Cult of Vampyrism (correva anno 2011), la formazione non si faceva troppi problemi per scegliere una corrente musicale dominante piuttosto di un’altra. Il prodotto emana principalmente occultismo “puro e crudo”, e ciò dovrà bastare a indirizzarvi verso il prodotto in questione. La musica è una sorta di doom/black metal a tratti molto classico (soprattutto per il versante doom), capace di prodursi su incursioni estremamente profonde e malefiche quanto su altre dai toni dannati-progressivo-rituali. Tutto questo però non dovrà disorientare l’approccio, i Cult of Vampyrism propongono una formula chiara (la semplicità sta alla base ed è proprio questo il bello) a discapito di una descrizione certamente più complicata. C’era la forza di cominciare con un disco pieno di “attesa” e canzoni lunghe, ma al contempo non si precludevano il gusto per il dinamismo, in più si toglievano lo sfizio di un “inquietante contorno” tramite l’uso di una “demoniaca” viola (dimenticate pure l’eleganza dello strumento perché verrà usata solo per fini inquietanti, per chiudere l’oscuro cerchio).

I quattro minuti della strumentale On the Edge of the Abyss mettono in chiaro le cose nel loro piccolo, ritualità, lentezza e accelerazioni black metal coesistono dandosi il cambio perfettamente. My Deamon rappresenta il primo imponente monolite dai risvolti inquietanti, l’incedere è quasi fastidioso, e non potrà fare a meno di cingere il possibile per mezzo della sua speciale oscurità. Ancora meglio la successiva The Circle and the Candle, dinamica nel suo instabile e profondo respiro. In una canzone come questa il cantato in screaming risulta quel piacevole tocco in più, con tale scelta i Cult of Vampyrism fanno la precisa scelta di aggiungere ingenti dosi di veleno anziché puntare su una esagerata e rilevante profondità. The Gift è un altro passaggio strumentale dal forte sapore classico, l’oscurità permane ma a tratti si respira qualcosa “di puro” grazie ad aperture dotate di un alone “dinamico”. The Chant of the Owl irrompe nuovamente con torbide note di viola a traino, in questo caso potremo addirittura cominciare a parlare di stile personale se la affianchiamo alla precedente My Deamon (anche se The Chant of the Owl intriga maggiormente a causa della sua maggior varietà). La produzione ribassata esalta The Prisoner in ogni reparto, anche il basso si prenderà una giusta fetta di palcoscenico prima di lasciare spazio a tastiere nefaste e all’ormai solita forza oscura persuasiva.
I Cult of Vampyrism decidono di chiudere la cerimonia con classe, per mezzo degli otto minuti di XVII Februarius MDC, superlativa litania per la quale non trovo posto migliore se non questa (ci vuole un certo gusto per chiudere con classe, e quelle note “dannate” di tastiera sono esattamente l’ideale).

Fortemente consigliato, nonostante sia ancora recente l’obbligo è quello di praticare “archeologia discografica”, perché Fenomenologia è l’esatto manifesto “moderno” di quello che possiamo ancora fare e dare in Italia. Il cd è stato stampato in 500 copie il che accresce quella data sensazione di possedere un piccolo gioiello.

About Duke "Selfish" Fog