Crown Of Autumn – Splendours From The Dark

Quattordici anni sono in grado di offuscare qualsiasi cosa, ti fanno perdere speranze e quasi cancellano la voglia di ritrovare un qualcosa di speciale ed antico, un qualcosa che avevi […]

Quattordici anni sono in grado di offuscare qualsiasi cosa, ti fanno perdere speranze e quasi cancellano la voglia di ritrovare un qualcosa di speciale ed antico, un qualcosa che avevi ormai considerato perso da tempo. E’ stata sconvolgente (almeno per me) la notizia del ritorno discografico Crown Of Autumn, avevo amato (e amo) alla follia l’esordio The Treasures Arcane, lo considero forse come il miglior album mai uscito dall’Italia metallica e potete quindi capire come possa aver accolto l’arrivo di Splendours From The Dark. Estrema gioia ma anche forte preoccupazione mi assalivano pensando a come sarebbe venuta fuori la nuova creatura, paure disciolte una volta partito l’affresco d’apertura intitolato Templeisen. Gli anni non hanno cambiato i Crown Of Autumn, per fortuna hanno “ritoccato” la perfezione precedente, adesso avremo tendenze maggiori nei confronti di un certo heavy/power, più classicismo generale ed impatto, rispetto all’esordio Splendours From The Dark è decisamente più facile da ascoltare oltre che più vario. Sfiorare la bellezza passata era impresa persa già alla partenza per quanto mi riguarda (credo nessuno poteva ritenerlo possibile), ma i nostri hanno comunque reagito con lo smalto di chi sa creare musica speciale a prescindere, e ogni brano di questa fatica sta li a testimoniarlo.

L’unico ostacolo iniziale è stato quello di non trovare più la voce di Diego Balconi, voce che per anni aveva rappresentato l’unica e possibile accomunabile ai Crown Of Autumn. Ad affiancare il mastermind Emanuele Rastelli troviamo ora il validissimo Gianluigi Girardi, una timbrica epica e “trionfale” (e che alimenta fortemente il versante spedito della questione) per un risultato ad ogni modo completo ed idoneo al nuovo colorito musicale (alla batteria troveremo invece la sicurezza Mattia Stancioiu).

Splendours From The Dark fila via senza mai opprimere minimamente l’ascoltatore, culla fra note candide e fraseggi epico/romantici, per arrivare alla costante e vivida essenza mistico/eterea che sovrasta magicamente ogni frangente dell’album. La formula incanta senza sosta a partire dalla tripletta iniziale formata da Templeisen (aaah, quei giri acustici quanto mi sono mancati), Aegis (forse forse la mia preferita, fantastico l’accavallarsi della voce femminile con un refrain costellato di pura classe) e Noble Wolf (sfrigolio di chitarre e linee vocali di puro sentimento), tre brani che conciliano con la vera musica e con il piacere di veder realizzato nuovamente un gusto di scrittura del tutto superiore alla norma. Una volta scaldato (e in questa incredibile maniera) l’ingranaggio si prosegue avvolti in un costante clima epico/onirico, trasportati da una sfarzosità e da un portamento incredibili (Forest Of Thoughts e la emozionante e delicata Ultima Thule, capace di mettere in atto una completa sensazione di pace). Il possente marchio Crown Of Autumn torna poi con prepotenza sulle note della vorticante At the Crystal Stairs of Winter per passare  ad una “power” ma introspettiva To Wield the Tempest’s Hilt (ceselli atmosferici). Quando partirà In the Garden of the Wounded King sarà impossibile non fare scendere qualche sincera lacrima pensando a vecchie scorribande e sensazioni (la voce di Gianluigi raggiunge qui elevati apici passionali). Triumphant e Ye Cloude Of Unknowing mi farebbero soltanto ripetere i soliti concetti all’infinito, dovete solo tenere ben presente che non si arriverà mai al minimo cedimento, nemmeno quando si chiude alla grande con una strumentale di rara pregiatezza come Spectres From The Sea (i Crown Of Autumn hanno di certo capito tutto sul concetto di “sigillo” di un disco).

All’epoca un bel “bentornati” costellato d’oro non lo toglieva nessuno ai Crown Of Autumn, non so quanto ci vorrà e se mai ci sarà un terzo disco, ma dal 2011 non è solo più una la pagina fondamentale di musica “made in italy” concepita da questo monicker.

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