Cropsy Maniac – Shear Terror

Primo vagito discografico per questi amanti dell’horror “tout court” provenienti dagli Stati Uniti. I Cropsy Maniac ci deliziano per appena nove minuti nove (troppo pochi mannaggia) su questo ep, ma […]

Primo vagito discografico per questi amanti dell’horror “tout court” provenienti dagli Stati Uniti. I Cropsy Maniac ci deliziano per appena nove minuti nove (troppo pochi mannaggia) su questo ep, ma per fortuna riescono nell’impresa di renderli dannatamente intensi e vorticanti. La carica è tremenda, la “fame” impressa sugli strumenti altrettanto importante, al pronti via saremo subito scorticati dalle splendide chitarre di Cirque Du Absurd, il suo primo riff accende quella particolare particella racchiusa dentro di noi, quella capace di richiedere unicamente la parola “impatto”, cercare di porsi un qualche tipo di contegno diventa automaticamente “affare” impossibile. Dentro ci sono carica ed entusiasmo, c’è la voglia di spaccare e violentare attraverso ogni riffs espresso, il ritmo si mantiene trascinante senza eccezioni di sorta, e si finisce ben presto schiavi di un prodotto (purtroppo) troppo breve (però bisogna dirlo di come sotto sotto sia anche una sua peculiarità), troppo breve e proprio per questo capace di farti esaltare perché non arrivi a riporci sopra una elevata attenzione, te lo godi senza troppi patemi, come si usava fare una volta.

Con Shear Terror accettiamo la dichiarazione di “crederci” ancora, dichiariamo come le cose solide e svolte con passione siano ancora importanti, quanto ancora sono capaci sotto sotto di intrappolarci. E’ un po come dare uno sguardo all’artwork (curato da Adam Geyer), un colpo ben affilato per concludere un lavoretto semplice e ben pianificato e poi via, amici come prima. Siamo nel divertimento più sperticato, godersi queste cinque fulminee songs (l’ultima è Dawn in the Rotting Paradise, cover dei mitici Haemorrhage) sarà davvero facile, così facile da stentare a crederci.

Shear Terror è una speranza per il futuro, una più che bella speranza lanciata con forza verso di noi, noi che dobbiamo rispondere “presente” se ci sentiamo ancora legati a questo modo d’esprimersi a cavallo fra death metal e grindcore, un avanzare potente, corde che spellano attraverso quei giri “slabbrati” come frustate. Non c’è il tempo per far cicatrizzare il tutto al meglio, questa è elettricità che scorre libera e pura, ed è bello così, dannatamente bello così. L’appuntamento con la prossima release già prenotato, nel frattempo saprete cosa fare quando vi ritroverete con appena nove minuti a disposizione.

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