Crest Of Darkness – In the Presence of Death

Dopo sei silenziosi anni il 2013 bagnava un nuovo vagito in casa Crest Of Darkness. Non penso ci fosse una calca disumana di persone ad aspettarli, ma credo che una […]

Dopo sei silenziosi anni il 2013 bagnava un nuovo vagito in casa Crest Of Darkness. Non penso ci fosse una calca disumana di persone ad aspettarli, ma credo che una piccola milizia di tanto in tanto riesca ancora a ricordarsi di certi dischi usciti a fine anni 90. Ad attenderli troviamo ancora una volta la My Kingdom Music che “poveretta” non ha di certo “imbeccato” il periodo migliore della band. Trovo difatti i precedenti Evil Knows Evil e Give Us the Power To Do Your Evil i punti più bassi della loro discografia, cosa che non è -per fortuna- il loro “fiammeggiante” seguito chiamato In the Presence of Death.

Il fido Ingar Amlien non modifica le coordinate della sua creatura (basterebbe forse già la copertina per comprendere ciò) e offre la sua solita formula di black metal melodico e luciferino. I Crest Of Darkness non sono mai stati smaccatamente catchy, anzi, bisogna anche sottolineare di quanto la loro musica sia a volte fastidiosa nella sua “carica ossessiva”, quasi per una primaria volontà direi, ma questo “fastidio” rimane giudiziosamente qui arginato (non a caso sono riuscito a digerire meglio l’opera). Ingar ha ritrovato un democratico bilanciamento, e tramite un songwriting “frizzantino” e diabolico (dove serve “elegante”) è riuscito a combinare una partita di canzoni sufficientemente accattivanti e a modo loro pure morbose. Oscuri mid-tempos prendono a cinghiate l’ascoltatore senza fargli mai troppo male, è questo che lascia trasparire In the Presence of Death nei suoi risucchi sonori.

Il ritorno è consacrato sulle note di In the Presence of Darkness, pezzo che grida ai quattro venti la nazionalità della formazione, niente giri larghi, solo precisione, intensità ed eccoti catturato l’ascoltatore in quattro e quattr’otto. Da subito balza in postazione da protagonista la voce, solito tratto caratteristico deviato-teatrale ben sputato in faccia con velenosa e sibilante voracità. Redemption è proprio quel tipo di brano che ti aspetti ogni volta dai Crest Of Darkness, pestaggio costante e cantilene vocali che piovono senza alcuna sosta. The Priest from Hell sembra inizialmente consegnarci un brano in stile “Marduk con Legion” prima che tutto torni ad aggiustarsi (notevole il lavoro del basso su tutto il disco ma su questo pezzo riesce ad esaltare in maniera particolare) alla ormai “solita maniera”. Impostazione heavy in stile “nuovi” Satyricon per Welcome to My Funeral (come esce bene quell’assolo sporco), Womb of the Wolf riporta invece sane e assortite rasoiate. Dai tratti “sbarazzini” ma interessanti From the Dead che si dilunga sino a sfociare dentro un medley dai tratti “space”, The Day Before She Died dapprima raffredda e isola l’ambiente, poi ci lascia calmi e tranquilli nella seconda parte per chiudere senza ulteriori sballottamenti.

Penso che alla fine i Crest Of Darkness rimarranno ancora nella loro speciale dimensione del “poco o male considerati e compresi”, è giusto così quando si sceglie un sound, ci si crede al 100% e lo si segue con determinazione durante lo scorrere del tempo. In the Presence of Death non giunge per cambiare, ma saprà come di consueto intrattenere chi da sempre crede nella band norvegese aldilà dei vari/fastidiosi andamenti della discografia.

About Duke "Selfish" Fog