Crematory – Antiserum

Aaah i Crematory, i Tedesconi sono diventati ormai materiale “scottante”, l’incapacità di rinverdire il proprio sound li ha fatti “retrocedere” in quanto “fama e gloria” di diversi gradini rispetto anche […]

Aaah i Crematory, i Tedesconi sono diventati ormai materiale “scottante”, l’incapacità di rinverdire il proprio sound li ha fatti “retrocedere” in quanto “fama e gloria” di diversi gradini rispetto anche solo ad un decennio fa (mettiamoci anche la crisi generale nel mezzo che qualcosa pur sempre procura a suo modo), loro ci provano a perseguire la loro evoluzione ma purtroppo sono ormai in pochi quelli in grado di recepirla, credo che nel tempo anche i più accaniti fans abbiano mollato un po la presa, vuoi per una serie di dischi “poco felici” vuoi per la “scialba” riproposizione di un sound ormai esplorato a più riprese. Eppure questa tenacia da una parte dimostra quanto i nostri credano in ciò che fanno, in tutto il loro stile e atmosfere, la line up consolidata non fa che supportare questa impressione e anche se siamo rimasti in pochi ad ascoltarli vale pur sempre il detto “pochi ma buoni”. Il nuovo Antiserum continua la “svoltina-ina techno” degli ultimi tempi, invero non così accentuata stando abbastanza attenti, ma comunque evidenziabile anche ad un orecchio come dire “distratto”.

Andremo a trovare le solite chitarre compresse ed arcigne (produzione ineccepibile, ridondante e chirurgica, questa va sottolineato), il solito vocione di Felix, il consueto lavoro di Markus alla batteria e quello di Katrin alle tastiere. Niente di nuovo all’orizzonte, si, “la solita minestrina-ina riscaldata” diranno i malevoli di cuore,  e qui dunque si arriva al solito punto nevralgico che “tocca” ogni buona band che va avanti senza curarsi di progredire realmente, sto parlando della capacità di intrattenere con il proprio e solito songwriting; non si andranno quindi a cercare sensazioni secondarie o non si farà di tutto per crearne di nuove, l’attenzione andrà molto sinceramente al sodo, alla reazione iniziale, all’impatto generato ad un primo -massimo secondo- ascolto, è li che avverrà la partita cruciale per stabilire la buona riuscita o meno del prodotto.

Ma come si può voler male o contestare qualcosa ai Crematory? Io proprio non ci riesco e anche se mi confezionano un disco mediocre riesco pur sempre a vederci cose buone sopra (inguaribile nostalgico lo so, sigh), cose per cui perderci del tempo sopra ecco. Antiserum arriva sino all’ottavo brano in buona forma, poi cede -anche se non clamorosamente- durante la sua “coda” (nella fattispecie in brani come title track, Back From the Dead e Welcome) e da buon disco che poteva essere ne diventa uno positivamente sufficiente. Verrà sicuramente ricordato per una Until the End che nulla ha da invidiare ad alcune perle passate (un plauso alla voce di Matthias Hechler), perfetta per costruzione e con emozioni fluttuanti in abbondanza. In più di mio ci aggiungo una Inside Your Eyes trascinantissima (cosa non mi procura l’attacco iniziale), mentre a favore della speciale legge “incomprensioni da primo ascolto” ho cominciato solo in seguito ad apprezzare la canzone scelta per il video Kommt Naher (anche se avrei sinceramente puntato su altro per fare promozione, ma il pubblico Tedesco prima di tutto ovviamente).

Antiserum è l’ulteriore dimostrazione di non voler invecchiare, un altro tentativo, la perseveranza di voler restare giovani, un ringraziamento per continuare a provarci i Crematory se lo meritano tutto.

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