Crawl – Rituals

Vengono dalla Svezia i Crawl e di certo non fanno nulla per nasconderlo. Il loro credo risiede tutto sulle ali del forte binomio stabilito dalle note profuse da At The […]

Vengono dalla Svezia i Crawl e di certo non fanno nulla per nasconderlo. Il loro credo risiede tutto sulle ali del forte binomio stabilito dalle note profuse da At The Gates ed Entombed, i 25 minuti dell’esordio intitolato Rituals diventano così interessante “esercizio di stile”, un esercizio manipolato da personaggi che sanno bene che fili andare a toccare per un’opportuna e ben pestata detonazione.

Passano velocissimi, senza pressione e pregni di una gioia di fondo abbastanza evidente. Il riffing daccordo è derivativo e tutto ma il disco dei Crawl finisce con diritto dentro quel cesto di proposte da tenere in considerazione per una sana giornata all’insegna della velocità e del torcicollo di rito. Il detto che “chi ben comincia è a metà dell’opera” è per i Crawl al momento determinante e solo un disco –anche di poco superiore- giusto potrà condurli su palcoscenici migliori e magari più interessanti. Ma ripeto, va bene così, fottutamente bene così, perché le orecchie grondano il dovuto, il sound acchiappa e conduce per vie agili e continuamente abrasive (il cantato è del tutto debitore nei confronti dei cantori delle blasonate bands menzionate qui sopra).

Nove i pezzi, tutti che finiscono a morire sui due minuti (fa eccezione solo l’ultima-famelica Coven of Servants con i suoi quattro) per un risultato coeso e compresso (ottimo esempio è la penultima Suffer, un brano capace di metterti addosso quella voglia tipica e prerogativa di una opener track), ben direzionato nei pressi di quel centro scelto mentalmente come obiettivo. Le chitarre girano a piacimento senza snervare e la sezione ritmica lavora alle spalle senza alcun tipo di sbavatura. Finisce che tutto è al proprio posto, come un’essenza già ben conosciuta ma gradevole da riassaporare se fatta da chi, con voglia e passione, si getta sopra note trite e ritrite senza demeritare.

Per quanto mi riguarda Rituals si è già guadagnato posto nella mia “grondante “collezione.

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    - 67%
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Summary

Transcending Obscurity Records (2018)

Tracklist:

01. Reject the Cross
02. Breathing Violence
03. The Stench
04. Black Ritual
05. Trail of Traitors
06. Sentenced to Rot
07. Cowards
08. Suffer
09. Coven of Servants

About Duke "Selfish" Fog