Coughdust – Worldwrench

Seconda fatica per i finlandesi Coughdust a tre anni di distanza dal debutto A Means to an End. Il nuovo Worldwrench ci presenta ritmiche scandite e perforanti, leste nell’affondare senza […]

Seconda fatica per i finlandesi Coughdust a tre anni di distanza dal debutto A Means to an End.

Il nuovo Worldwrench ci presenta ritmiche scandite e perforanti, leste nell’affondare senza pietà su carni mollicce e prossime alla frantumazione. La musica firmata Coughdust è così essenziale da lasciare di stucco, pochi gli accorgimenti ma tutti ben ordinati e inseriti al proprio posto, nessuna sbavatura e un obiettivo cubitale ben stampato in fronte alla faccia, diretto e pachidermico come da usanza per lo stile adoperato. Ma come potremo definire il loro stile ? Le mie parole ricadrebbero su: “musica abrasiva e possente dai rilievi stoner sludge sporcati da un’anima estrema ma sempre calibrata”.

Dalle viscere terrene alle vastità spaziali, sono passi ricchi di potenza e di riverberi quelli rilasciati dai Coughdust. Ogni colpo infierito dal riffing è diretto alle profondità, solo colpi di pala ben assestati, irremovibili e atti a ricreare un circuito ipnotico finale di stampo carnale.

Un rimbalzo continuo guidato da un voce tagliente, ricolma di sfogo e provata da sostanze acide e deliri di potenza. Worldwrench sceglie un registro e decide di mantenerlo lungo tutto l’arco di questi espressivi e schiaffeggianti quaranta minuti. Un passo che come parte arriva, per nulla smosso da ciò che sulla strada potrà incontrare.

I sei brani creano una patina soffocante ma non opprimente su livelli massimi/insostenibili (l’ascolto fila via liscio). Assisteremo ad un continuo affilamento sonoro introdotto alla grandissima da una Serpents of the Earth che per molti aspetti sarà la regina dell’intera opera (ma sono davvero sottigliezze, è un blocco unico di costante valore). Sentiremo il pavimento muoversi sulle note di The Second Principle, un brano che ci lascerà intendere forma, composizione e testa dura di questi finnici. E sotto i colpi costanti del loro incisivo “ariete” non potremo far altro che caracollare lungo l’ingombrante valanga rappresentata dalle rimanenti Gripless (fantastici quei “tira e molla”), title track, Dead Calm e Blind.

Un connubio adrenalinico fra lentezza e potenza ben poco criticabile quello prodotto dai Coughdust su Worldwrench, il disco ideale per un po di sano e saldo sfogo casereccio.

About Duke "Selfish" Fog