Corpus Mortale – Fleshcraft

I danesi Corpus Mortale sono per me una di quelle “sorprese fatte in ritardo”, sorpresa perché li scopro solamente alle soglie di questo loro quarto disco, (primo demo nel 1995, […]

I danesi Corpus Mortale sono per me una di quelle “sorprese fatte in ritardo”, sorpresa perché li scopro solamente alle soglie di questo loro quarto disco, (primo demo nel 1995, e primo album nel 1998), e resto alquanto curioso di conoscere, esplorare e reperire al più presto le precedenti fatiche. Spesso Danimarca e death metal sono andati ottimamente a braccetto, anche in questo caso -nemmeno a dirlo- il binomio è stato meticolosamente rispettato. Fleshcraft è il classico disco su cui c’è ben poco da dire, ogni cosa è riposta al proprio posto, al servizio della devastazione sonora che paga pegno ai “soliti” Morbid Angel, Immolation e amicizie varie. Si percepiscono subito la voglia di far bene e la passione che questi ragazzi ci mettono dopo non pochi anni sul campo.

Fleshcraft è tutto sommato un lavoro “fresco” (con le virgolette ben accentuate), un lavoro capace di filare via liscio, devastando furiosamente dove necessario. A suo modo è pure chirurgico, e riesce ad esprimere anche una certa tecnica che in questi casi non è mai da buttare. Precisione e brutalità vanno di coppia lungo questi dieci corrosivi brani traboccanti d’insistenza e ricerca di bellicosa perfezione.

La sensazione di essere al cospetto di un gruppo completo si rende chiara da subito, Weakest Of The Weak (roteate quelle cazzo di teste!!) è il miglior biglietto da visita possibile in tal senso, batteria esaltante a scandire il tempo e chitarre pronte a scolpire un edificio più alto e resistente possibile.
Il sound stende ed appiattisce, riempie e sazia dando una sensazione di “buona copertura per gli spazi”, su Fleshcraft c’è ricercatezza ma questa è completamente asservita alla “nobile causa” e lo si può sentire su qualsiasi riffs o in ogni qualsivoglia passaggio. Scorn Of The Earth e Love Lies Bleeding (la prima puro affresco alla Morbid Angel, la seconda va invece a spiegare come va usata la melodia dentro il death metal) dovrebbero bastare a convincere anche il più scettico degli ascoltatori, annichilenti randellate sonore, classicissime quanto volete, ma efficaci nel dare quello che si finisce sempre a cercare.

I Corpus Mortale ci offrono il piacere di poter ascoltare un disco privo di sbavature, roccioso, autoritario ma soprattutto consapevole di tutto il suo potere. La certezza di aver ascoltato “una gran bella cosa” si ottiene proprio durante l’ultima Seize The Moment Of Murder, solo a quel punto realizzeremo quanto la voglia di rimanere “dentro al sound” resti viva, vegeta e pressante, a maggior ragione quando realizzeremo di quanto poco manchi alla conclusione.

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