Corpse Garden – IAO 269

C’è qualcosa che non va, qualcosa che non piace, eppure c’è anche qualcosa che mi spinge al suo interno, qualcosa di malsano e attraente. Ascolti strani, momenti indecifrabili e in […]

C’è qualcosa che non va, qualcosa che non piace, eppure c’è anche qualcosa che mi spinge al suo interno, qualcosa di malsano e attraente. Ascolti strani, momenti indecifrabili e in apparenza “sbagliati”, fuori posto, frangenti che a loro modo meritano di essere vissuti ed esplorati. I Corpse Garden giungono a noi dalla Costa Rica, si sono formati nel 2008 e oggi con IAO 269 festeggiano il traguardo del terzo full-lenght in carriera. A supportarli troviamo la tenace Godz ov War Productions, pronta a riporre in loro speranze che spero vengano mantenute.

I Corpse Garden tengono accesa una fiamma dissonante, rituale e blasfema per 52 lunghi minuti. Non sarà una passeggiata affrontare le trame intessute con pungente e malevolo fastidio, il loro death metal scava e “scommette” continuamente e senza previsioni di sosta (mentre i rallentamenti produrranno un effetto volutamente straniante), per niente preoccupato di ricevere gradito feedback da parte nostra. Musica instabile che tutto si vuole divorare all’istante, l’incedere è grasso, voluminoso, urlato e sofferto al nostro cospetto e senza ombra di dubbio tale modo di operare rende loro gloria e giustizia. Non esiste pietà, non c’è alcun spazio per cose che non siano oscure, profonde o “turbinanti”.

IAO 269 è un decoroso macello, uno sprofondamento continuo nascosto fra picchi di discreta, rabbiosa lordura. Le orecchie dovranno essere ben allenate e capaci d’esporsi a famelici attacchi di bestiale e inverecondo death metal. La produzione ribassata stuzzica fungendo da particolare “attrattiva” relegando così il disco a quella distinta cerchia di lavori dove “l’atmosfera si mangia tutto a discapito dell’effettiva qualità”.

Non vi posso spingere all’acquisto e non posso nemmeno sconsigliarvelo con sicurezza, IAO 269 è insomma un bel dilemma che non riesco a riscaldare o raffreddare sino in fondo, quindi me ne rimango qui a temperatura tiepida e con un sacco di punti interrogativi vaganti in testa. I pregi ci sono, e quando li riconosci è sempre positivo. Si fugge dalla banalità ma non scatta la scintilla.

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