Corps-sans-Organes – Deleuze Edition

27 minuti compatti e monolitici, sparati a velocità sostenuta attraverso una formula technical death metal se vogliamo “antiquata”, quasi in controtendenza rispetto quella “tonnara” che è andata avanti negli anni, […]

27 minuti compatti e monolitici, sparati a velocità sostenuta attraverso una formula technical death metal se vogliamo “antiquata”, quasi in controtendenza rispetto quella “tonnara” che è andata avanti negli anni, fatta di continui colpi o sfide sparate alla velocità della luce. E fa piacere realizzare la passione che questi colombiani hanno riversato sul loro debutto Deleuze Edition (nient’altro che l’assemblaggio dei primi due ep della band usciti rispettivamente nel 2012 e nel 2014). Arrivano da Bogotà i Corps-sans-Organes e anche se non realizzano oggettivamente nulla di nuovo o di eclatante arrivano a fare estremo piacere con un disco che sarebbe benissimo potuto uscire svariati anni prima per tipo di impostazione, approccio e sensazione di fondo. Ritornano i sapori dei vecchi Death anche se prodotti in perenne accelerazione (sarà il leit motiv dell’album, da questo punto di vista è “prendere o lasciare”), scelta che alla lunga penalizza un filino Deleuze Edition. Si perché tutto finirà con l’appiattirsi durante il proseguire dei minuti, niente che ci porti alla rovina -poco ma sicuro- ma si vivrà una sorta di “grafico pendente” sicuramente penalizzante.

Alcune aperture sono dei veri gioielli (su tutte si imporrà l’opener The Plane of Consistency a seguire suggerisco l’impostazione “moderata” di Experimentation) e pure la voce andrà a lavorare fuori dal selciato del growl, preferendo un’aggressione ferale e più consona ad infiltrarsi fra le studiate e pungenti strutture.

La tracklist non dilungherà mai i suoi artigli e ciò sarà sicuramente un bene ulteriore. Si, perché le idee appaiono perfette e sufficienti per quei pochi minuti che ognuna traccia ci porterà via. Un grido furioso/sostenuto riprodotto a più non posso che fa leva sul pulsante dell’intensità.

La produzione lavora anch’essa all’antica andando a suggellare quel tipico linguaggio che a questo punto avrete ormai capito essere la forza dei Corps-sans-Organes. Un linguaggio per ossuti nostalgici, e il piacere di tornare a riassaporare specifici suoni e “simpatiche punzecchiature”.

About Duke "Selfish" Fog