Conan – Revengeance

L’idea di ascoltare il nuovo Conan era scoppiettante, una voglia accesa da un ricordo ancora recente, carnale, vivo, e dalla necessità di voler buttare giù ancora due mura al sicuro […]

L’idea di ascoltare il nuovo Conan era scoppiettante, una voglia accesa da un ricordo ancora recente, carnale, vivo, e dalla necessità di voler buttare giù ancora due mura al sicuro fra le pareti della propria dimora. Il desiderio di far uscire il suono attraverso gli spazi concessi per poi sentirlo ritornare ancora più forte e slabbrato di prima. Rispetto al prodigioso Blood Eagle i Conan perdono in pesantezza ma acquistano punti dal lato “velenoso” della questione, Revengeance riesce così nell’ingrato compito di stabilire un nuovo importante paletto, capace di proseguire il verbo del loro roccioso trademark guardando però in avanti e a possibili nuove strade (l’importante è avere come unico comune denominatore la pesantezza di fondo). A questo turno ci viene pure concessa qualche specie di “scappatoia”, qualche buchetto da dove poter filtrare aria diversa (da un spazio più ampio ma ancora fottutamente chiuso), sicuramente percettibile ma ancora poca per poter dettare legge. Insomma la marcia corrosione è ancora lì a tenere saldo il trono nonostante tutto.

In maniera a dir poco illusoria Revengeance inizia con la dirompente Throne of Fire, un brano spiazzante per rapidità d’intenti e materia nociva sparsa nell’aria, è abrasivo, marcio, trascinante, una vampata che praticamente non verrà più ripetuta, giusto un modo diverso per spalancare le porte prima all’inferno di lava che ne seguirà. Thunderhoof estrapola ed intinge budella nella polvere attraverso colpi giudiziosi, pesanti e ben piazzati, l’ideale antipasto per l’implacabile giudizio di Wrath Gauntlet, un brano denso e volutamente “impastato” ma capace di lasciare le giuste escoriazioni addosso, proprio come farà la seguente title track durante quelle sue secche ma ragionate accelerazioni (un vortice pronto a risucchiarci). Every Man Is an Enemy non lascia spazio a repliche (colla addosso, che roba!) mentre con l’ultima Earthenguard troveremo una corrente “da perdizione caliginosa” niente male, l’ideale capitolo conclusivo per un disco così saldo, così fermo nelle sue intenzioni.

Materia che rimane fissa a marcire sullo stomaco, un clamoroso peso da dover accettare ad ogni costo, non c’è altro modo per vivere la musica griffata Conan e Revengeance non farà di certo ridente eccezione. Sludge stoner-doom altamente velenoso e schiacciante (urlato -ma non troppo- con il coltello ben stretto fra i denti), che ha come unico scopo la vostra testa, l’ulteriore –e definitivo- trofeo per la loro personale, già nutrita, e spaziosa bacheca. Secondo “hot noize” di fila per loro anche se Blood Eagle rimane a mio giudizio qualche punticino avanti, in ogni caso sono solo “piccolezze” su vasto campo.

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