Cento Scimmie – Fragile

I Cento Scimmie non stanno a girare a vuoto attorno al concetto, preferiscono piuttosto penetrarlo con la loro speciale formula, una formula diretta e sagace, figlia di un alternative rock […]

I Cento Scimmie non stanno a girare a vuoto attorno al concetto, preferiscono piuttosto penetrarlo con la loro speciale formula, una formula diretta e sagace, figlia di un alternative rock robusto e creativo, piacevolmente snello e che può far nascere discreti tormentoni.

Fragile è il titolo di un disco che parla di rinascite, un disco che germoglia e che si ciba di dolorose cicatrici. Ci sono passi fondamentali, talvolta obbligati nel percorso di un’esistenza, i Cento Scimmie non fanno altro che musicare i loro, per mezzo delle loro carnali intenzioni. E c’è per l’appunto questa parola a balzarmi più volte in testa durante l’ascolto di Fragile, una certa “carnalità” di fondo che passa con fare solido e deciso sopra una tracklist ben studiata, sempre propensa nel conferire piacevoli scossoni.

Il riff di Cosmetico ci invita con splendore all’interno di un disco caparbio, cantato interamente –e senza paura- in italiano. I Cento Scimmie si mangiano tanta di quella musica commerciale “raccomandata” che non potete davvero immaginare, non capita a caso il sodalizio con Overdub Recordings che da anni ormai si sbatte nel cercare un certo tipo di musica in casa nostra. Cento Scimmie con Fragile è solo l’ultima conferma di quello che già sapevamo.

Poliedrica la prestazione canora di Andrea Coppo, sempre a proprio agio nel mutare o modulare il registro nel mezzo di “altalene sonore” costruite a modo dalle due chitarre di Alessio Ometto e Antonello Carrossa. Non potrà passare inosservata neppure la sezione ritmica (qualcuno mi sussurra la traccia Cane?) formata da Mirko Visentini alla batteria e Massimiliano Bilato al basso.

L’album in appena 37 minuti scatena ritmo e pulsazioni non indefferenti, come già accennato si andranno a formare nella nostra testa determinati passaggi, molti appariranno magicamente solo all’ultimo momento, come se rimanere nascosti sia loro precisa caratteristica.  Le tracklist non offrirà molte “repliche”, nel senso che si riceverà addosso non poca varietà (lo stile rimane fisso su un punto cardine ma vi accorgerete nel tempo di poter distinguere ogni canzone), penso a Verme, ad una Ipergiganti Gialle -scelta forse non a caso come “cuore” del tutto- e Pezzi, tutti ingranaggi prima pesati e pensati, poi incastrati a dovere all’interno dell’album. L’esplosione di Basta che Funzioni ci conduce così all’ultima, sensuale ma ruvida cartolina chiamata Labbra.

Fragile: è questo il rock alternativo/esplorativo e quindi “di ricerca” di cui l’Italia ha fortemente bisogno.

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