Centinex – Doomsday Rituals

A questa tornata i Centinex spezzano l’attesa dopo soli due anni, vogliosi di rivalsa e con la lama ben posizionata fra denti appuntiti a dovere. Ci introducono così alla loro […]

A questa tornata i Centinex spezzano l’attesa dopo soli due anni, vogliosi di rivalsa e con la lama ben posizionata fra denti appuntiti a dovere. Ci introducono così alla loro “nona sinfonia” chiamata per l’occasione Doomsday Rituals.

Purtroppo bisogna subito stare a dirlo, neppure questo disco riesce nell’impresa di farci stropicciare gli occhi dall’incredulità tanto bramata, anche se bisogna ammettere che alla fine mi è apparso migliore rispetto al suo predecessore Redeeming Filth (che sapeva tanto di motore ancora arrugginito). Insomma, l’ottima Agonia Records ha svolto senz’altro una scelta “sensata” nel portarli prima nel proprio cortile e poi nell’insistere su di loro, l’unico rammarico rimane quello di avere per le mani una band “ancorata” , non capace di proseguire quel fantastico percorso battuto con staordinaria ispirazione nell’arco temporale che va dal 1997 al 2004 (praticamente trovate racchiuso lì il meglio dei Centinex, abbuffati pure senza contegno).

Sottigliezze importanti, spazzate via in qualche modo durante l’arrembante mezz’ora di Doomsday Rituals. Si, perché i Centinex ci provano -e ci riescono in parte- a farci dimentare la carriera e i dischi importanti, si arriva a capire la “corazza d’esperienza” oltre quella sensazione di “mah” che ogni tanto aleggia. C’è un grosso punto interrogativo a sovrastare l’uscita e non si può far finta di non notarlo, sarebbe bello certo, ed una parte di me vorrebbe tanto scacciarlo ma alla fine ritorna sempre per chiudere i necessari conti.

La produzione risulta impeccabile e ben evidenzia le cuciture lasciate impresse dalle chitarre (sempre chiare e precise) o una sezione ritmica in veste di perenne trascinatrice pulsante. Il death metal continua ad essere un vessillo da esporre con fierezza per i Centinex (in forma di ruvidi anthem), ci basti ascoltare la breve From Intact to Broken a riguardo, brano certamente semplice ma anche dotato di un suo senso di particolare presa. Allo stesso operano la scandita Dismemberment Supreme o le spiattellate Generation of Flies (l’headbang parte spontaneo, senza il bisogno di troppi fronzoli) e The Shameful Few. La seconda cinquina di brani si apre con la breve spartiacque strumentale alla Obituary intitolata Doomsday (il loro tipico riffing tornerà in auge anche su Death Decay Murder ma tutto il disco si può fregiare di un’etichetta favorevolmente americana) ma sarà con Sentenced to Suffer ed Exist to Feed che ci faranno sentire le “cose meglio” di tutto il disco (lo dico ma allo stesso tempo penso sia un azzardo farlo).

Non ci resta che far volare il pensiero sulla portata del nome Centinex e farci ingannare dall’ottima immagine di copertina (che mi faceva presagire a qualcosa di “migliore”), qualcosa sono certo comincerà a muoversi anche se su livelli inferiori.

About Duke "Selfish" Fog