Canaan – Contro.Luce

Non posso toccare il nome Canaan senza scottarmi, così ho scelto di dare al disco un “senza voto” al di fuori dei soliti costumi. I motivi sono semplici, difatti non […]

Non posso toccare il nome Canaan senza scottarmi, così ho scelto di dare al disco un “senza voto” al di fuori dei soliti costumi. I motivi sono semplici, difatti non sarei minimamente obiettivo nei confronti della loro musica, che da sempre propone note in grado di toccare l’anima, l’altro risiede proprio in Contro.Luce, un disco che sapeva “andare oltre” senza dimenticare di annaffiare le “solite” radici ormai conosciute, un album che fungeva da crocevia per questa “mosca bianca” della musica più oscura e opprimente nazionale e non.

I Canaan davano in quest’occasione per la prima volta -e forse non a caso vista la “recente” nascita del progetto Neronoia– vita ad un prodotto interamente cantato in italiano, ma non solo l’aspetto lirico porta in quella direzione visto che diverse sfumature musicali arrivano ad avvicinare i due monicker. Ma sarebbe errato non tenere in considerazione il passato Canaan, Contro.Luce rappresentava difatti una sorta di coronamento di una carriera, l’arrivo alla “completa completezza”, un disco talmente “ingombrante” da riuscire a togliere l’aria. Il gruppo di Mauro Berchi ha sempre avuto una fisionomia particolare (che avrete certamente stampata in testa), questa fisionomia veniva qui portata ad un livello superiore, in parola povere: “si osava”. Ma Contro.Luce è pure in qualche maniera più semplice rispetto ai suoi “indiretti” predecessori, però è anche l’opposto, ovvero un duro macigno da affrontare ma soprattutto digerire, la sua particolare stranezza risiede nell’essere sotto diversi aspetti anche “positivo” (in una maniera del tutto speciale e sempre idonea ovviamente) e consapevole del suo incredibile e persuasivo potenziale. Dopo aver tastato la completa rassegnazione ci troveremo cullati comodamente dentro di essa, perché anche la negatività ha i suoi risvolti “benefici” da tenere in considerazione ed è proprio questo l’aspetto chiave di un percorso che probabilmente traumatizzerà i più disattenti e svogliati ascoltatori.

Per riuscire ad ascoltare Contro.Luce nella sua completezza (sarebbe una blasfemia scinderlo dalle sue parti-collanti dark ambient, ma immagino pure che qualche “frettolone” di turno arrivi ad evitarle senza alcun rimorso) è necessario conoscere a menadito la creatura Canaan, penso che difficilmente una persona “esterna” possa trarne giovamento senza aver vissuto a dovere “il prima”, ed  è proprio per questo che ho deciso di intraprendere questa recensione, perché sono convinto che dopo tutti questi anni solo chi ama e respira Canaan finirà a leggere nel giusto modo alcune righe che li riguardano (e di rimando comprarsi il cd che fra l’altro si offre in una veste elegantissima). Affiancare un numero, un voto ad un’opera del genere significherebbe soltanto sminuirla, spogliarla di quella sorta di “illusione mortale”.

La voce di Mauro arriva a toccare su Contro.Luce livelli incredibili, e per capire quanto sia diventato espressivo basterà ascoltare la prima traccia Calma (un vertice straziante pronto a darti il benvenuto a suo modo nel disco), credo di aver respirato poche altre volte -e così a fondo- un senso di tragicità di questo tipo (pensateci bene prima di cominciare l’ascolto perché l’inizio vi taglia già le gambe). Una volta premuto play si finirà inghiottiti in un mondo con un tempo senza fine, naturale ed estremamente semplice poi perdersi nelle diverse “stanze” sonore offerte. Ogni brano cantato è spiccato, personale e nutre una sua dimensione, mentre i momenti etnico/dark ambient non sono mai stati brillanti e ben inseriti come a questo giro (mi ripeterò forse, ma in più di un caso il disco si svela appieno su queste parti, se non ci fossero il risultato finale sarebbe del tutto incompleto).

Piano piano ci renderemo conto di quanto “l’ambiente” sia effettivamente confortevole, confidenziale ed anestetizzante, e il raggiungimento di una personale “trance emozionale” sarà il giusto premio per i continui sforzi profusi. Non mi andava di ergere qualcosa rispetto ad altro, ma alla fine non posso sottrarmi dal citare i miei personali apici di Contro.Luce, apici che non sminuiscono per niente il resto, così oltre alla già citata Calma troviamo Ragione (e la strumentale che la segue, come quella che arriva dopo Lascivia) ed Esitazione (i Canaan mi consegnano così, in dirittura d’arrivo, il brano che diventerà come mio loro preferito). La produzione colora di profondo, riempiendo ogni spazio lasciato vuoto con sapienza , ne trarranno giovamento le solite ed apatiche chitarre e i “riverberi” di tastiera, sempre preziosissimi quando si parla di Canaan.

I Canaan non sono certo un nome da esibire come “slogan”, scrivono e suonano musica silenziosamente, in punta di piedi, però quando è il momento di rendere il giusto tributo a qualcosa che se lo merita sino in fondo bisogna anche farlo. E non c’è nessuno che suona come loro credetemi, qualcuno che “tocchi dentro” come sanno fare loro (non chiedetemi di etichettarli, quando li sento non penso minimamente a che tipo di genere mi trovo davanti), perseverare nell’evitarli, nel non volerli conoscere potrebbe essere una delle peggiori scelte che possiate fare (ma si sa, troppa “verità”, troppo “scavare dentro” fanno male). Dall’alto della mia ignoranza posso solo dire che Contro.Luce è un completo vanto per la nostra nazione (oggi ancor di più di quando è uscito mi viene da dire), un disco dove troveremo “davvero tanto”.

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