Caïna – Hands That Pluck

Nei sei anni precedenti il progetto Caïna aveva sviscerato una quantità di materiale vario e -tutto sommato- degno di menzione. Fisiologici alti e bassi avevano portato l’unico “cervello” Andrew Curtis-Brignell […]

Nei sei anni precedenti il progetto Caïna aveva sviscerato una quantità di materiale vario e -tutto sommato- degno di menzione. Fisiologici alti e bassi avevano portato l’unico “cervello” Andrew Curtis-Brignell (Inghilterra) in territori distanti dai classici movimenti/mode black metal, con la voglia di sperimentare sempre protagonista e ribadita senza tentennamenti anche su Hands That Pluck (siamo nel 2011). Il lavoro possiede si un lato completamente sperimentale, ma non disdegna neppure salti nel “rozzo”, nell’atmosferico ma stranamente “grasso” e  su vaghe forme di “psichedelia”. Per un’ora abbondante saremo cullati su continue e diverse situazioni quantomeno spiazzanti durante il normale decorso della “fase conoscitiva”. Ebbene si, Hands That Pluck fa parte di quella speciale categoria di album che necessita (o prega) svariati ascolti prima di poter rilasciare la sua speciale seduzione. Carica che è sicuramente ben presente, ma che trova alcune difficoltà nel  “fiorire” grazie alla meticolosità, e alla propensione “eclettica” ben marcata durante il processo di stesura.

Su Hands That Pluck c’è tanto mestiere e nessuna tipo di “paletto limitante”, la tracklist pensa solamente a come snodarsi in maniera impervia, senza mai fornire momenti di riferimento precisi. Forse la parte che riesce a dare un senso di maggiore “normalità” la si trova proprio all’inizio, su una traccia se vogliamo più convenzionale e ferale come Profane Inheritors (ai Darkthrone fischiano lontanamente le orecchie), o anche nel piccolo capolavoro di dieci minuti a nome Murrian (brano riuscitissimo che riesce nell’arduo compito di far vivere dentro di se le più disparate correnti sonore), dove la duplice arte di costruzione/appiattimento lavora ottimamente a più riprese. Intanto torno a spendere due paroline sul suono, dicevo che l’uscita è molto “grassa” e secca, la produzione aiuta l’ingresso su composto di latente “freddezza”, un tocco necessario per comprendere a pieno la vita di Hands That Pluck. Diciamo che c’è molto feeling ma suonato in maniera volutamente confusa ed abulica (fra l’altro troviamo Imperial dei Krieg a collaborare proprio nella traccia Murrain). Dopo una discreta violenza sonora iniziale si passa ad un lato definibile come “onirico/progressivo”, composizioni strumentali come title track e The Sea of Grief Has Shores (non male il crescendo “post” di quest’ultima) definiranno meglio questa parte del concetto.
Callus and Cicatrix estrae un cantato pulito/oscuro dai forti risvolti sofferti-dark, noi possiamo solamente assistere inermi ad una nuova mutazione, un continuo arricchimento sonoro che diventa mano a mano più affascinante, strano ed avvincente man mano che il tempo scorre. Tormentosa ma grossomodo tranquilla Somnium Ignis, altra non breve composizione che vede la presenza di buone metriche vocali (ora easy, ora irruente e “grattate”) e un finale dai sicuri effetti sedativi. La parola varietà la fa da padrona ancora una volta in I Know Thee of Old, altro spezzone dai molteplici sviluppi e perfetto esempio di cosa voglia dire intraprendere (e aspettare con pazienza gli sviluppi) l’ascolto di questo album. A chiudere troviamo le bellissime strofe di Ninety-Three, materia grigia dai sapienti cenni atmosferici.

Considerate Hands That Pluck un lavoro black metal ma prendete la definizione con delle belle grosse pinze, si tenta l’evasione in modo evanescente/ossessivo, battendo territori selvaggi ed aridi ma capaci di dare qualche possibilità di fuga. Devo dire che mi è piaciuto molto, soprattutto per merito di una “colorata”  e tutto sommato personale ricerca, con la voglia d’impressionare sempre bene stampata in fronte. La Profound Lore Records ha curato una edizione su due cd con dentro rifacimenti e rimasterizzazioni varie, i fanatici avranno così modo di continuare il loro viaggio per un’oretta ulteriore.

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