Burden of Grief – Eye of the Storm

I tedeschi Burden of Grief, li ricordo bene quando spuntarono fuori negli anni 2000, in casa dovrei avere da qualche parte i primi due Haunting Requiems e On Darker Trails, […]

I tedeschi Burden of Grief, li ricordo bene quando spuntarono fuori negli anni 2000, in casa dovrei avere da qualche parte i primi due Haunting Requiems e On Darker Trails, lavori che a dire il vero non rimembro neppure così bene. Però ricordo che si lasciavano ascoltare in quel modo “piacevole e anonimo”, erano invero la classica formazione capace di oscillare fra una media serie B ed un alta serie C ecco, nulla di “obbligato”, ma che comunque si lasciava scorrere via.

Ma nel corso degli anni i Burden of Grief hanno dimostrato di credere nella musica e nello stile intrapreso (il melodic death metal) e così i dischi hanno continuato ad uscire, dischi che arrivano oggi a quota sette grazie a Eye of the  Storm. L’album esce sotto Massacre Records (un sodalizio prima interrotto e poi ripreso) e la copertina -come spesso accade con loro- non invoglia di certo all’acquisto. Ma se andiamo oltre la scorza troveremo un dischetto capace di dire la sua, proprio come ricordavo, senza particolare infamia ne lode.

I Burden of Grief suonano un genere lineare, esposto senza paura e privo di sbocchi, ma finché a loro poco importa e finché i risultati tengono in piedi la struttura non possiamo di certo lamentarci. Il loro melodic death metal tira in ballo i nomi più famosi della scena, ovvero il “sacro” terzetto svedese At the Gates, In Flames e Dark Tranquillity. Solo un affezionato carnivoro di quesi suoni potrà trovare il necessario sapore da queste note, e sapere come spremerle per ottenere il succoso premio.

Ma Eye of the Storm scorre bene, forse più bene di quanto stia cercando di spiegare. Canzoni come la title track, The Angel, Wolf Moon (hit assoluta del disco), Zero Gravity e l’ultima ( e lunga) The Funeral Cortege fanno valere una certa forza e le restanti non riescono in fondo a deludere più di tanto. Alla fine il disco regge praticamente a tutto, al tempo, a quel forte sapore di già sentito e al relativo “piattume” che ne deriva. Sotto certi aspetti possiamo parlare di piccolo e manieristico miracolo, e il merito se lo prendono delle chitarre opportunamente  ispirate e le relative melodie capaci di “acchiappare” (e pazienza se non arrivano mai ad incantare sul serio).

  • 60%
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Summary

Massacre Records (2018)

Tracklist:

01. Inception (Intro)
02. Eye of the Storm
03. The Angel
04. Broken
05. Wolf Moon
06. Killing Spree
07. Breathe One’s Last
08. A Dying Breed
09. Maze of Absurdity
10. Zero Gravity
11. The Funeral Cortege

About Duke "Selfish" Fog