Bretus – …from the Twilight Zone

Forti emozioni occulte, suono piacevolmente scorrevole ma positivo nel suo essere “stantio” e tanta voglia di fare bene. I Bretus riversano tutta la loro passione per la causa e il […]

Forti emozioni occulte, suono piacevolmente scorrevole ma positivo nel suo essere “stantio” e tanta voglia di fare bene. I Bretus riversano tutta la loro passione per la causa e il sacro mondo doom metal per la terza volta su lunga distanza (questa volta sotto la russa Endless Winter), lo fanno al top per quanto concerne ombre e songwriting. Ebbene si, perché il nuovo …from the Twilight Zone (omaggio alla serie “Ai Confini della Realtà”) non funge solo da “esercizio nostalgico” come ogni buon prodotto di classic doom richiede già dall’etichetta, qui le cose verranno lavorate saggiamente e con la necessaria pazienza. In certi casi non otterremo la nostra “zuppa” pronta, ma sarà proprio questa l’arma definita di un disco che potrà giostrare le sue avvenenti caratteristiche solo con l’insistenza dei giusti ascolti.

Rapisce quel sound che tutto sembra voler sottolineare tranne che la potenza (o meglio, non fatevi ingannare da queste parole perché la presa non mancherà) scavando e lavorando nei meandri di territori perennemente ombrosi, settantiani e dal taglio ora progressivo, poi sconfinante a tratti nell’hard rock. I brani finiranno per diventare -nel loro speciale modo- piccoli dannati tormentoni iconici, non mi vengono altre parole pensando ad esempio all’attacco della grandiosa Terror Behind the Mirror giusto per ancorarci alla partenza di un album che offrirà diverse sfaccettature senza chiederci l’urgenza di “scomporci” più di tanto.

Serve nominare la triade Black Sabbath/Electric Wizard/Candlemass per rendere l’idea di cosa troverete all’interno di …from the Twilight Zone? Se riuscite ad immaginare un po’ di questo e un po’ di quello avrete colto il bersaglio ancor prima di iniziare e potrete cominciare a gioire senza remore. D’altronde questi quaranta minuti passano così in fretta da rappresentare un concreto sinonimo di costante intrattenimento.

Il riff portante di Terror Behind the Mirror è da antologia e lancia di fatto nel migliore dei modi il terzo full-lenght dei Bretus. Il cerimoniere Zagarus infiamma sgraziatamente ogni piccolo anfratto di ogni canzone scegliendo di volta in volta il mood necessario, giostrando così su più registri come solo un navigato capitano può fare. In the Vault accresce il fattore nefasto/oscuro scandendo lentamente il ritmo prima di lasciare spazio alla sinistra epicità di Old Dark House. Danza Macabra a metà disco funge da “nenia-rituale-ciondolante”, un gradino gradito prima di una aperta, “baldanzosa” e più leggera The Murder. L’album trova conclusione con due tracce azzeccate come The Creeping Flesh (che crescendo! la mia prediletta assieme alla opener) e la psichedelica-heavy-strumentale di Lizard Woman.

I Bretus sono una freccia non importante ma importantissima per il panorama doom metal nostrano, evitare di fare la loro conoscenza sarebbe davvero un piccolo insulto rivolto a noi stessi cultori del genere. Solo così, con quei piccoli accorgimenti, e via verso la cima di una faticosa scalata, perfezione e nobiltà possono essere raggiunte solo in questa maniera. Loro lo sanno bene, voi potrete dire lo stesso?

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