Breathless – Return To Pangea

Return To Pangea è un disco onesto, il suo unico intento è quello di “ringhiarci” contro un quadrato, arrembante quanto classico thrash metal. Tre quarti d’ora intensi quelli proposti dagli […]

Return To Pangea è un disco onesto, il suo unico intento è quello di “ringhiarci” contro un quadrato, arrembante quanto classico thrash metal. Tre quarti d’ora intensi quelli proposti dagli spagnoli Breathless in occasione del loro secondo album, tre quarti d’ora che sapranno come smuovere gli addetti alla categoria già citata, anche se magari  non si andrà a registrare la “sacra scintilla” e quei gradini fatti in più, passaggi che rendono un buon lavoro qualcosa di speciale o ancor meglio eccellente (con i giusti auspici).

Fatti i giusti calcoli potremo godere di musica che sa certamente il fatto suo, che nulla aggiunge ma nemmeno toglie ad un genere che non intende manovrare verso nuove e “pulite” acque. Destruction, Kreator i primi nomi a venire in mente anche se non andranno dimenticate le peripezie passate di gentaglia come Exodus, Nuclear Assault o Vio-lence. I ragazzi si applicano cercando di dare il possibile alla “causa” del vero e “pensante” thrash metal. Purtroppo l’entusiasmo non paleserà smaccatamente la propria presenza, preferendo di gran lunga tracciati “sicuri” e concretamente prevedibili. In tal modo scorrerà l’ascolto di questo disco, da un parte i Breathless conferiscono un certo entusiasmo, dall’altra fanno invece mancare i “guizzi”, o meglio, quei momenti nei quali finiamo presto o tardi per non credere alle nostre dannate orecchie (può essere qualsiasi cosa, una strofa, un refrain, un assolo). Risulta quindi un tracciato piatto Return To Pangea, un compito ben eseguito che non manifesta mai la parola “lode”, musica in grado di generare rispetto per come ti viene filtrata e presentata ma che non puoi evitare – brutto a dirsi- alla fine di ignorare (un verdetto non estremamente negativo a vedere il voto, ma qualcosa che lascia comunque il segno già all’inizio).

Il disco è bagnato dalla produzione che ci si aspetta, con buone sottolineature al reparto ritmico e chitarre chirurgico-pungenti. Come già detto non c’è da aspettarsi l’arrivo di un brano superiore agli altri, nessun passaggio da esibire o sottolineare come “hit” da usare come richiamo. Forse a ben sentire le prime faranno “voce grossa” ma ciò potrebbe essere solo causa della iniziale freschezza d’ascolto (bisognerebbe fare prove al contrario certe volte). La loro connazionale Xtreem Music ha deciso di credere in loro (aveva rilasciato pure il debutto Thrashumancy nel 2011), la nostra risposta si farà attendere?

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