Brainstorm – Scary Creatures

Loro ritornano sempre, foderati di liscio acciaio e con le idee ben chiare in testa su come deve suonare un disco di roccioso e “pulsante” heavy/power metal (e sono undici!). […]

Loro ritornano sempre, foderati di liscio acciaio e con le idee ben chiare in testa su come deve suonare un disco di roccioso e “pulsante” heavy/power metal (e sono undici!). Con i Brainstorm sono sempre in qualche modo di parte (devo ammetterlo), mi hanno sempre preso bene, anche quando la loro proposta ha smesso di essere quella “piacevole novità” così intransigente, capace di unire puro granito a melodie arcigne ma sempre accattivanti. Così si apre il 2016 e dietro la porta d’ingresso troviamo proprio loro, muniti del nuovo e fiammante album Scary Creatures (che bella la copertina e l’immaginario “teatrale-horror” che anima l’immagine globale del libretto) in mano, pronti a somministrarci una nuova lezione di metallo compresso e pe(n)sante.

Non è affatto un segreto, i Brainstorm sono diventati materia per soli affezionati cronici, con i dischi migliori ormai alle spalle è l’unico dato di fatto che potrà farci andare avanti e terminare un loro lavoro. Non c’è altra soluzione, non ci sono altri modi per giustificare un nuovo ascolto contemporaneo. Solo con tanta passione in corpo e la voglia di ascoltare per l’ennesima volta il loro “wall of sound” si andrà avanti, si riuscirà ad estrarre ciò che Scary Creatures ha da dirci. Che poi la bravura bisogna pur mettercela e in questo loro sono dannatamente efficaci (un disco cantato da Andy B. Franck è pur sempre un disco cantato da Andy B. Franck), mai una nota fuori posto, mai una canzone da bollare come “pessima”, anche sotto questo aspetto il nuovo disco non può deludere, chiudendo per l’ennesima volta il loro raccolto in positivo.

Produzione sonica , prima pensata e “quadrata”, poi doverosamente spiattellata a dovere (diciamo il solito apprezzato attacco al cervello), con i primi quattro brani in scaletta pronti a mostrare i diversi lati del Brainstorm pensiero. The World To See sarà quello adibito a “trascinare” sulla scia di un comparto strofa-bridge-chorus praticamente perfetto, How Much Can You Take è un anthem introspettivo, a modo suo “riflessivo” e bisognoso di più giri nel lettore,We Are… il classico pezzo da traino dotato di un ritornello da dover scacciare fuori dalla testa a pedate e poi c’è il mio preferito della nuova nidiata intitolato Where Angels Dream (“la solita Nevermorata”). Fra le restanti spiccherà sicuramente l’oscuro e tortuoso refrain di Take Me to the Never e una Twisted Ways ficcante (e molto Helloween), che vede Andy particolarmente sugli scudi. In ogni caso la coppia Loncaric/Ihlenfeld ha dimostrato ancora una volta il suo innato gusto e la capacità di saper scrivere canzoni d’ottimo livello.

Un pochino meno entusiasmante rispetto al precedente Firesoul, ma si continua a viaggiare in ogni caso su ottimi livelli, ovviamente il discorso è passabile solo per chi li segue valorosamente, guardando ben oltre quella cieca e fedele immobilità sonora che da sempre li anima ed avvolge. Se anche quando “sbagliano” fanno così non c’è davvero di che preoccuparsi.

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