Born Undead – Violator of Humanity

Ep d’esordio per i Born Undead (uscito originariamente per Mortuary Productions e poi ristampato dalla SixSixSix Music, il tutto durante lo scorrere dei 12 mesi del 2014), terzetto per due […]

Ep d’esordio per i Born Undead (uscito originariamente per Mortuary Productions e poi ristampato dalla SixSixSix Music, il tutto durante lo scorrere dei 12 mesi del 2014), terzetto per due terzi inglese (il vocalist Sadist è il personaggio più noto vista la sua militanza in Baalberith e Demoniacal più un’altra decina di formazioni poco note) fautore di un death metal marcio, ignobile e strafottente. Violator of Humanity ci presenta una pagnotta poco spessa di quattro brani per una durata complessiva di nemmeno un quarto d’ora, certamente non serve più tempo per impressionare o per migliorare/peggiorare drasticamente le cose. D’altra parte chissà se e quando sentiremo parlare ancora di loro, ormai i progetti nati per divertimento (categoria nella quale mi sento di inserire Violator of Humanity) sono doppiamente fragili rispetto una volta, riuscire ad impressionare sempre più raro in un mondo del “so tutto io”. Certamente loro non fanno sfracelli, sono solo l’ennesima band che si mette lì e realizza qualche pezzo per vedere come butta, insomma sono tanto criticabili quanto da adorare nel loro piccolo, perché in fondo la loro bella passione la riversano tutta, mentre il sound riesce a farsi volere bene quel tanto che basta per rimanere “vispi” per tutti quei pochi minuti.

L’influenza primaria degli Autopsy sta a benedire un po tutta l’opera da cima a fondo (alcuni dal monicker potevano già averlo intuito), sino ad arrivare a tingere i più nascosti e sporchi anfratti. I pezzi non fanno nulla per nascondere la loro “discendenza” e sembrano uscire incuranti da una tipografia con quel famoso marchio posto ben in evidenza.
Chitarre serrate esprimono un’insana voglia di marcio che bisognerà far uscire a forza prima di poter apprezzare questi lerci minuti.

Insomma, non mi sembra affatto tempo buttato via quello registrato su Violator of Humanity, non si assiste a nessun smottamento come a nessuna marcata esaltazione, qui ci sono solo tre individui intenti a violentare i loro strumenti con discreta, maniacale e mortifera furia. Quello che fanno lo fanno bene perché non arrivano mai a dare mai una certa sensazione di “peso” che sicuramente comprometterebbe il risultato che invece diventa -fortunatamente- senza voto ma dai risvolti di sicuro positivi. Adatto per chi vorrà viversi una bella e lesta carneficina sanguinolenta, zero pensieri e zero aspettative -per ora- e va bene così.

Pezzo migliore: la title track iniziale, forse non a caso scelta per dare il “la” a questa ruota appuntita, tinta opportunamente di un bel rosso acceso. Bella anche la copertina “gore-espressionista”.

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