Borgne – Royaume des ombres

Tassello dopo tassello il progetto svizzero Borgne acquisiva esponenziale visibilità. Il mio ricordo su di loro c’è da dire è stato sempre positivo, sin dal primo e lontano approccio (stampato […]

Tassello dopo tassello il progetto svizzero Borgne acquisiva esponenziale visibilità. Il mio ricordo su di loro c’è da dire è stato sempre positivo, sin dal primo e lontano approccio (stampato dalla mitica Occultum Productions) con l’atto III. Il passaggio alla più nota Sepulchral Productions li ha poi “consacrati” grazie soprattutto alla qualità del loro black metal “inumano” e dalle forti tinte fredde, un autentico toccasana per il lato più oscuro e misantropico dello spirito.

I Borgne mi ricordano sempre una sorta di Mayhem, ma di quelli “evoluti”, soprattutto nei momenti più tirati. Il punto è che sono dannatamente meglio della famosa formazione norvegese, c’è qualcosa nella musica di questa entità svizzera che strega senza riserve, un potere ipnotico e gelido suonato con decisione e sicurezza da veterani. Giro e rigiro il prodotto e non trovo alcun difetto, la colata intrapresa dalle chitarre scende velocemente e senza trovare barriere, il perfetto stampo è pronto a riceverla con pazienza, già sicuro del risultato che troverà. I Borgne catturano e seducono, ammaliano continuamente l’ascoltatore con armi schiette, tirano e scagliano pietre senza mai nascondere la mano, sanno offendere ma sanno anche parlare un linguaggio atmosferico-onirico di forte spicco.

Chitarre come spine quando è tempo di offendere, scream che oserei definire meraviglioso (fra odio e catrame), tastiere ad elevare prontamente la questione, programming ritmico e asettico quanto basta ma intenso quando la necessità di frustare diventa imminente.

Autentico capolavoro Suffer as I Paid My Grave, una canzone che ha praticamente tutto, sacralità, melodia e negatività a catinelle. In the Realm of the Living I’m Dead tende al depressive black metal più del depressive black metal stesso senza scadere però su formule trite e ritrite. Vibrante fastidio, sofferenza che si innalza verso il completo controllo, immensità acustica.
Only the Dead Can Be Heard regala ancora emozioni, mostruosa la prestazione vocale che promette aberranti e continue devastazioni (con un finale da ricordare per il resto della vita). Inizio acustico e lento incedere per All These Screams Through Me, un brano intenso e morboso, capace di trascinare verso l’inesorabile “basso”, verso la quieta “non speranza” (e cosa non sono gli ultimi sei minuti, per la serie “quando la semplicità combinata paga a prescindere”). The Last Things You Will See mette in suono il suo profetizzare, puro veleno sputatoci addosso con odio e dosi “d’asciutta sinfonia” che non intacca mai l’uscita diabolica del tutto.

Perla indiscussa dell’annata 2012 e più in generale degli ultimi anni per il sottoscritto, una di quelle poche uscite sulla quale sono pronto a mettere la mano sul fuoco. Non si registrano sperimentazioni di sorta, magari non c’è nemmeno un’esagerata personalità, ma le canzoni sono tutte da vivere, un obbligo da lasciarsi scorrere addosso. Che chitarre ibernanti.

I will find you, wherever you are

About Duke "Selfish" Fog