Blut – Inside My Mind Pt.II

Alternativo, goth e industriale, i Blut realizzano in tal modo una “danza” particolare e pronta a rifuggere dall’impatto testardo o da una certa immediatezza che potevamo forse attenderci leggendo lo […]

Alternativo, goth e industriale, i Blut realizzano in tal modo una “danza” particolare e pronta a rifuggere dall’impatto testardo o da una certa immediatezza che potevamo forse attenderci leggendo lo stile intrapreso in sede promozionale. Il tiro è difatti spalmato (potrei dire “volutamente disperso”) a favore di una teatralità palpabile e ben disposta nel fornire abbracci docili ma bizzarri, ricercati e recitati, spesso sensuali e imprevedibili. A tal proposito giocano un ruolo fondamentale gli incastri lirici maschili/femminili ad opera di Alessandro Schümperlin e Marika Vanni (la voce di quest’ultima conferisce sempre qualcosa di diverso ad ogni apparizione).

A prima vista Inside My Mind Pt.II potrà sembrarci strano  e troppo molle per colpa di una produzione poco mordace; con molta probabilità chi si aspettava massiccie produzioni o anthem super trascinanti rimarrà inizialmente deluso. I Blut sono invece perfetti per quelli individui che sanno prendersi spazio e tempo senza farsi ingannare da un primo-conoscitivo e magari sbadato approccio. L’album va difatti sentito più volte aldilà della semplicità di fondo che comunque lo muove, i pezzi e i loro ingranaggi hanno necessità di fraternizzare con il nostro cervello per raggiungere il risultato di “intromissione” tanto sperato. La cosa bella è vederlo mutare questo Inside My Mind Pt.II e assistere alla crescita di brani che paiono deboli al primo passaggio.

Il disco parte con il dardo Double Trouble, un brano che apre e spiega senza troppi orpelli lo stile della band (un pezzo che suona dannatamente alla Deathstars ma in versione diciamo “bislacca”, l’influenza della band svedese emergerà comunque a più riprese ma senza mai infastidire), si proseguirà con il “trip” di Reduplicative prima di piombare sulla ruvida hit dal climax arabeggiante Jerusalem Calls Me. Le influenze muteranno all’interno di una tracklist dai tratti imprevedibili come testimonieranno le varie Kesswill 25-7-1875 (ottimo spaccato strumentale), Sigmund Freud ist mein Nachbar e Folly of two. Buone notizie giungono anche da A Matter of Choice (qui si respirano i Moonspell più sperimentali anche se filtrati con il messaggio di stampo Blut), dalla tribale e coriacea Wind Ego, dalla sospesa My Naked Soul guidata interamente dalla voce di Marika e dall’ultima Ekbom.

Il tentativo dei Blut è quello di rompere alcune piccole barriere con idee e spunti ricchi di inventiva e follia. Sarebbe un peccato non carpirne la particolarità che pulsa e vive aldilà di piccoli difettucci trascurabili.

  • 68%
    - 68%
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Summary

Sliptrick Records (2017)

Tracklist:

01. Double Trouble
02. Reduplicative
03. Jerusalem Calls Me
04. A Matter Of Choice
05. Kesswill 25-7-1875
06. Sigmund Freud ist mein Nachbar
07. Wind Ego
08. My Naked Soul
09. Folly Of Two
10. Ekbom
11. Jerusalem Calls Me (extended version, bonus track)

About Duke "Selfish" Fog