Blood Red Throne – Union of Flesh and Machine

E’ sempre un piacere incontrare i norvegesi Blood Red Throne, a maggior ragione quando riesce loro la realizzazione di un grande disco come il nuovo (l’ottavo capitolo di una discografia […]

E’ sempre un piacere incontrare i norvegesi Blood Red Throne, a maggior ragione quando riesce loro la realizzazione di un grande disco come il nuovo (l’ottavo capitolo di una discografia che definir solidissima è dire poco) Union of Flesh and Machine. Con loro si sa, la mattanza è padrona di casa, e non sarà neppure richiesta la presenza di singolari esperti per sapere come suonerà un loro disco. Solo dannatissimo ed amatissimo death metal, quello capace di colpirti ripetutamente fra capo e collo (senza che tu riesca ad imparare o prevedere nel giusto modo il “giochino”), con mestiere e la necessaria dose d’abilità. Bruschi e giusti rallentamenti (particolarmente vincenti, impossibile resistere) ed altrettante riuscite e laceranti accelerazioni, insomma più lo si ascolta questo Union of Flesh and Machine e più lo si finisce per adorare.

Avremo per le mani dieci nuovi brani (mentre l’angolo della cover questa volta prevede la classica Leather Rebel di marca Judas Priest) scattanti, morbosi e furenti, degnamente bagnati da una produzione con i consueti fiocchi, un’arma in più a favore dei Blood Red Throne e dei loro particolari e sanguinolenti dipinti sonori.

L’opener Revocation of Humankind è certamente fra le migliori ma devo ammettere che altre chicche non faranno mancare la loro presenza tanto da rendere ingarbugliata una scelta avvicinabile al termine “concreto” (dovrei davvero citarle tutte). Ma meglio così, meglio avere dubbi se il prodotto è comunque avvolto nella più totale positività, Union of Flesh and Machine è uno di quei dischi in grado di allontanare fastidiosi pensieri sul come dovrebbe suonare un disco o su che tipo di musica si dovrebbe proporre nel 2016 per stare a passo con i tempi. C’è solo una cosa da tenere bene a mente, ed è che ai Blood Red Throne frega poco del “progresso”, anche quello circoscritto all’interno della sola scena death metal. Non aspettatevi graziosi e spinosi orpelli, o teorie tecniche su quanto veloce ed intricato si possa giungere a suonare, su Union of Flesh and Machine troverete sana creazione ispirata per la maggiore dai grandi maestri americani (per quanto mi riguarda ho pensato diverse volte ai Malevolent Creation, ma troverete altri “soliti” nomi facilmente da soli).

Con l’ispirazione riposta dalla propria parte usurfruire delle varie Proselyte Virus, Patriotic Hatred, Homicidal Ecstacy e title track sarà un’autentica goduria. I Blood Red Throne hanno l’attestato di “vecchie volpi” e sanno certamente come costruire un brano che sappia dire la sua (che sia volto alla distruzione o “all’ampiezza” poco infine importa), la cosa positiva è quando riesce loro l’impresa da cima a fondo come in questo caso. Quando riescono a tenerci sull’attenti sopra una corda tesa sciorando momenti che saranno in seguito ricordati.

Solidi anthem, ibridose “sculacciate thrash”, ritmiche ora burrascose ora spezzate, un basso che sa dire la sua ed un’ottima cavernosa prestazione di Yngve “Bolt” Christiansen oliano un prodotto che nella sua semplicità saprà come farsi ricordare alla fine di quest’annata.

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