Beseech – My Darkness, Darkness

Ben undici anni sono trascorsi da Sunless Days (anche se ci ricorderemo di loro grazie all’esordio datato 1998 ..from a Bleeding Heart) e quasi non ci speravamo più. Gli svedesi […]

Ben undici anni sono trascorsi da Sunless Days (anche se ci ricorderemo di loro grazie all’esordio datato 1998 ..from a Bleeding Heart) e quasi non ci speravamo più. Gli svedesi Beseech non sono mai stati una formazione da richiamo, da “prime file”, diciamo che le loro piccole grazie sono rimaste materia per pochi affezionati, individui riusciti ad andare oltre le mode che hanno potuto così usufruire della bontà di lavori come Black Emotions, Souls Highway, Drama o il già citato Sunless Days. I due leader Robert Vintervind e Klas Bohlin (affiancati da tempo da Manne Engström alla chitarra) “acquistano” per l’occasione del loro sesto atto la singer Angelina Sahlgren Söder (la sua leggiadra voce aiuta senz’altro l’economia del disco, vi potrà ricordare a tratti Liv Kristine) e il comparto ritmico formato da Håkan Carlsson (batteria) e Johan Örnborg (basso).

I Beseech con My Darkness, Darkness ci accolgono con una copertina colorata edimpattante, la produzione puntrà invece ad espandere i punti “goth-nevralgici” posti -segretamente o meno- al nostro interno. Rimembranze sull’asse The Sisters of Mercy/Tiamat/HIM , fraseggi al miele e connubio vocale maschile/femminile dal raro portamento, le due voci giocano difatti all’intreccio, a sovrapporsi di continuo su brani che non sbagliano un solo refrain lungo tutta la durata. Beating Pulse è solo la prima mossa (posta adeguatamente in apertura) ma a seguire ne troveremo di così belle da trovare presto lo “sfinimento descrittivo”. Che siano le persuasive The Shimmering e Mr.Uninvited, la dolce Bloodline Fever, la radiofonica title track, l’hit Highwayman o il tetro tormentone Darksome poco importa, i nostri le indovinano davvero tutte, a modo loro e in maniera sempre composta.

Un disco che sposta i suoi passi in armonia, sempre attento ad ogni minuscolo movimento, seguito maternamente da un portamento di livello ed una eleganza gothic/metal-rock da “richiamo”. L’impatto è praticamente pari a zero, ma la soddisfazione si fa crescente, quasi “dipendente” nella sua accattivante semplicità. Si possono creare ancora oggi dischi belli ed intriganti senza votarsi anima e corpo a strane evoluzioni, concentrandosi solo su spirito e predisposizione giusti. Si può ancora oggi dare alla luce un album chiaramente “ruffiano” che smette di esserlo proprio grazie alla conscia eccellenza del suo songwriting terra-terra, giocato per intero su un dualismo dolce e raffinato di raro gusto e spessore.

I ricercatori di violenza dovranno ovviamente –e con cortesia- starsene ben distanti, perché My Darkness, Darkness non arriva a spingere mai, in nessuna occasione, varrà giusto come “preparazione” al triste danzare di turno e nulla più. L’esperienza dei Beseech si fa comunque sentire e trabocca da ogni brano scelto per l’avvolgente tracklist (tutti a modo, lineari, soffusi, mai un’uscita “a vuoto”), una forma che assume un carattere deciso e duraturo per un vestito tagliato su misura (da cima a fondo). In un certo qual senso i Beseech hanno composto un lavoro confortante, capace di navigare su acque quiete e mai destabilizzanti, acque che fanno delle loro vicinanza l’aspetto più gradito. Un ritorno il loro più che gradito.

About Duke "Selfish" Fog