Beneath The Storm – Devil’s Village

Claustrofobia a livelli elevati/forzati e terzo “giro sulla giostra” per il project sloveno chiamato Beneath The Storm. Devil’s Village è ispirato al film culto City of The Dead, la sua […]

Claustrofobia a livelli elevati/forzati e terzo “giro sulla giostra” per il project sloveno chiamato Beneath The Storm. Devil’s Village è ispirato al film culto City of The Dead, la sua essenza di pari passo non lascia spazio ad alcun raggio speranzoso, l’incedere appare implacabile, pronto a serrare chiassosamente i battenti dietro le nostre povere e consumate spalle. Non se ne esce e dovremo afferrarlo subito, perché “prima lo comprenderemo e prima ci lasceremo finalmente andare alla sua mietitura”. La “gioia” di chiudersi in se stessi, di lasciare fluire quelle corde pesanti che ci attraverseranno con sadica, polverosa e luciferina lentezza.

Ogni disco a nome Beneath The Storm sembra perfezionare quello precedente, i passi acquistano decisione, “colore” e una consapevolezza sacra nei propri mezzi. Potenti coltri saranno pronte ad alzarsi per schiacciare, opprimere e comprimere i nostri sensi, sensi ai quali sarà opportunamente vietato “immaginare” o anche solo uscire per qualche secondo dalle trame intessute.

Devil’s Village è un partita soffocante, figlia diretta della visione della pellicola (alcuni sue parti saranno usate come “collante”, giusto per suggellare ulteriormente l’opera). Il death-sludge doom dei Beneath The Storm cercherà un principio d’acida corrosione per mezzo di chitarre impastate  e solide, di certo non così “statiche” come forse potremmo all’uso pensare (c’è sempre una bella differenza fra descrizione e realizzazione dell’accaduto).

Grande qualità pronta a diramarsi, l’iniziale The Curse Of Elizabeth allestisce maternamente il banchetto, The Witches’ Sabbath lo esalta a dovere, mentre con Starting the Ritual assisteremo forse al miglior monolite dell’intero prodotto (o almeno il mio), il suo sviluppo sta li a parlare silenzioso, più di tante inutili e prodigiose “ciarle”. Anche le colate di Whitewood (brividi) o la ritualità di Burn the Witch sapranno dare voce di spicco al capitolo, ma c’è da dire che ogni goccia versata contribuisce all’ottimo risultato finale, risultato che non verrà mai e in nessun modo scalfito.

Lasciatevi possedere da queste pulsazioni horror, dal quel clima di rispettoso silenzio che si andrà mano a mano creando. Ritagliatevi il tempo per poterne fruire al meglio, senza fretta e con la giusta dose di attenzione addosso. Il percorso dei Beneath The Storm si fa via via sempre più interessante, impossibile non notarlo.

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