Belphegor – Totenritual

E’ sempre piacevole di tanto in tanto ritrovarsi in grembo il nuovo nato di casa Belphegor, la band austriaca ci ha abituati, svezzati nel tempo ad un sound blasfemo e […]

E’ sempre piacevole di tanto in tanto ritrovarsi in grembo il nuovo nato di casa Belphegor, la band austriaca ci ha abituati, svezzati nel tempo ad un sound blasfemo e caratteristico, altalenando cose buone ad altre meno efficaci ma comunque piene della loro particolare-insana qualità. Ma non è di certo questo il momento, lo spazio per dirvi chi o che cosa siano i Belphegor, soprattutto dopo aver abbondantemente parlato di loro e dei precedenti lavori su queste pagine.

Ebbene, siamo nel 2017 e tocca all’esplicito Totenritual, undicesimo massacro a tre anni di distanza da un Conjuring the Dead da asservire -per me- nella categoria dei loro meno efficaci di sempre. La preoccupazione non era poca e l’insidia di dover “seppellire” un prestigioso monicker faceva sentire il suo triste e sogghignante olezzo fra le pieghe degli anni. Ma fortunatamente niente di tutto ciò è riuscito a palesarsi, anzi il nuovo Totenritual sembra -di sottecchi- rinvigorire, oliare alcuni meccanismi spesso lasciati sciaguratamente morire nel mezzo di alcune loro release. Certo, non si raggiunge il livello “disumano” di un Blood Magick Necromance (per chi scrive il loro migliore dai tempi del pluridecorato Lucifer Incestus), ma bisogna pur ammettere come Totenritual riesca nell’intento di superane un po’ di loro album, trovando posizione ideale dentro un’elitaria e prestigiosa battaglia all’ultimo centesimo con Bondage Goat Zombie.

L’impatto si sa è sempre stato una loro prerogativa, un impatto assoluto, che deve partire dalla loro immagine per andare a “deteriorarsi” infine sulla creazione di copertina. Beh, bisogna proprio dirlo, a questo giro il buon Seth Siro ha confezionato loro una delle migliori copertine che io ricordi (quantomeno degli ultimissimi anni), un maestoso elogio mortifero dal quale risulta impossibile schiodare gli occhi. Un impatto sprigionato -da buoni volponi quali sono- a tutta birra già al pronti e via, attraverso le fulminanti Baphomet e The Devil’s Son (incontrasti leader di Totenritual assieme alla conclusiva/bruciante title track e Apophis – Black Dragon). Il resto della tracklist cerca invece di trovare soluzioni alternative (ma sempre inerenti alla materia Belphegor, non avvertirete mai e in nessun modo un sussurro di novità), tendenti a pitturare l’atmosfera a colpi di oscuri rallentamenti e scandite litanie; ma forse finiscono con l’abusarne troppo, così tanto che mi tocca ammettere di aver percepito maggior freschezza e “voglia” sui pezzi canonici e tritacarne, sempre ben attenti nel far rispettare la sacra parola “trademark”.

Fa piacere sentire Helmuth vomitare ancora oggi note demoniache come se non ci fosse un domani, affiancato dall’ormai fido tessitore Serpenth e motivato dalla giovane voglia di maciullare le pelli della new-entry Simon “BloodHammer” Schilling. I brani? Magnetica la prima Baphomet, trainante The Devil’s Son con quel refrain melodico/impastato atto a sventolare il vessillo dei “pezzi che contano” per l’ennesima volta. Swinefever – Regent of Pigs inaugura la “parte mista” fra malattia, asfissia e deviazione prima delle riuscite sensazioni epiche emanate a pieni polmoni da Apophis – Black Dragon. Totenkult – Exegesis of Deterioration è sicuramente la meno stimolante del lotto, fa meglio la successiva Spell of Reflection (soprattutto durante le sue strofe) o la “mista” Embracing a Star, assolutamente bruciante durante le ripartenze.

Totenritual è una nuova dimostrazione di forza fatta da persone che sanno bene cosa volere e come fare per ottenerlo. Non svetterà nei piani alti della loro discografia ma resta senz’altro un ottimo lavoro, a maggior ragione se si considera la fase ormai avanzata di carriera in corso (da questo aspetto è oro colato).

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