Before The Dawn – Deathstar Rising

In pochi anni i finnici Before The Dawn avevano prodotto una discreta quantità di dischi, ma io -purtroppo- ero rimasto fermo all’ottimo My Darkness, esordio che li vedeva vincolati all’autentico […]

In pochi anni i finnici Before The Dawn avevano prodotto una discreta quantità di dischi, ma io -purtroppo- ero rimasto fermo all’ottimo My Darkness, esordio che li vedeva vincolati all’autentico ed inequivocabile Katatonia sound. Ma il tempo passò, e io li ritrovai solamente nel 2011, Deathstar Rising mi fece piacevolmente ritrovare (inaspettatamente?) la loro anima “aggressiva” intatta, a discapito di quella melodica che cercava invece altre vie. Mi spiace sempre parlare di un lavoro senza conoscere i prodotti che lo hanno preceduto, ma devo anche dire che questa cosa ogni tanto aiuta l’ascolto in se oltre che la disamina.

Deathstar Rising mi aveva lasciato inizialmente l’amaro in bocca, dopo le prime due hit in scaletta ho faticato non poco nel trovare altrettanto materiale sul medesimo livello (e in effetti Winter Within e Deathstar rimangono le migliori in assoluto), ma poi fortunatamente anche la rimanenza è riuscita a rivelarsi per la sua bontà, lasciando sensazioni positive a regnare. Il melodic/gothic death dei finlandesi era e rimane “facilone”, l’influenza dei Dark Tranquillity è ancora bellamente intuibile, ma andando oltre si riconosco anche sentori alla Opeth, Amorphis e Charon (a vampate), influenze variopinte tanto da creare il giusto interesse. Un’autentica miscela di metal melodico del grande nord che non potrà evitare di affascinare i cercatori di pura “melodia ruvida”. Verremo esclusivamente nutriti con ritornelli “chic” e strofe dal taglio sempre arrembante.

Dopo l’introduzione partono i pezzi più esaltanti, Winter Within pesca in pieno campo Amorphis per quanto concerne la melodia (il refrain pulito è da antologia), mentre sarà difficile separarsi dal ritornello della strepitosa Deathstar (non a caso il  brano è stato scelto per il video promozionale). Bisogna specificare come i Before The Dawn non intendano ancora separarsi dal growl, esso è difatti ben presente, sempre protagonista assieme alla parte “opposta” pulita. Di Remembrance ho apprezzato invece le strofe, le quali mi hanno ricordano non poco l’operato di Mikael Åkerfeldt. Le canzoni si accavallano rapidamente, l’unico ostacolo sarà quello di trovare noiosi i tipici ritornelli di facile presa (qui l’unico appunto, evitare di ripeterli troppe volte potrebbe aiutare), in qualche punto devo ammettere che mi hanno convinto solo a metà, ma devo anche dire che riascoltarli diverse volte aiuta ad incrementare parzialmente il parere.
Il mio terzo brano preferito si consuma sull’implacabile dicitura Judgement, grandi linee vocali ed enorme stacco “emotivo” per il pezzo dal “tasso gothic” più elevato. The Wake non avrebbe affatto sfigurato su un Projector a caso dei Dark Tranquillity (senza esagerare, giusto per denotarne la bontà).
L’esempio lampante di refrain fastidioso/ma di presa è racchiuso tutto su Sanctuary, nonostante l’evidente problematica mi ritrovo puntualmente a cantarlo “controvoglia”, come se qualcuno mi telecomandasse da chissà dove. Spinge sull’acceleratore Butterfly Effect, senza omettere il solito fascinoso ritornello, Wraith chiude invece il sipario con eleganza, unendo al meglio le “lingue” maggiormente parlate di Amorphis e Dark Tranquillity.

Con questo disco i Before The Dawn si ri-confermavano ottimi seduttori ma niente di trascendentale, tuttavia Deathstar Rising si lascia ascoltare molto bene ancora oggi, con tutti i suoi pregi e difetti del caso.

About Duke "Selfish" Fog