Bastard Sapling – Dragged From Our Restless Trance

Bastard Sapling, segnatevi immediatamente questo nome e andate a procurarvi una delle 500 copie in vinile rilasciate dalla Forcefield Records (il prezzo versato verrà altamente ricompensato dalla musica, esiste anche […]

Bastard Sapling, segnatevi immediatamente questo nome e andate a procurarvi una delle 500 copie in vinile rilasciate dalla Forcefield Records (il prezzo versato verrà altamente ricompensato dalla musica, esiste anche la versione mc) perché siamo davanti ad una creatura che da al black metal “del tu”, quasi avesse scovato l’origine del segreto sul come poter essere definiti “perfetti”. Su Dragged From Our Restless Trance troverete maestosità bella e buona attraverso una formula che vuole aggredire senza però dimenticare la melodia a casa. L’equilibrio si esprime alla perfezione (o almeno per la mia visuale), il bilanciamento fra cattiveria e “tutto quello che ci gira attorno” è eccelso, di quelli in grado di tenerti costantemente con l’orecchio attento, incollato famelicamente alle casse/auricolari di turno. Scavano senza sosta i Bastard Sapling, e senza alcuna interruzione ci mettono depongono davanti fantastici riff a ripetizione, pescando un pochino dalla loro casa (Stati Uniti), e un altro po’ dal grande e necessario Nord Europa.

Appena quattro pezzi per quaranta minuti di “pestaggi e ricami”, inaugurati forse proprio dal fiore considerabile più bello (e breve con i suoi cinque minuti) intitolato Prophecy Born From Dismal Terrain. Basterà l’attacco iniziale per capire tante cose, una pura “devastazione melodica” prende posto e lascia spazio ad una prova vocale lacerante/colante in perfetta simbiosi con il sound profuso.
La seconda Cold Winds Howled Across the Desolation (già il titolo da solo mi lascia addosso un sorrisetto d’antiche fattezze) agisce invece sulla distanza (avremo di fatto un’alternanza fra le durate, prima breve poi lunga e ripetizione) e necessita di tempo e ascolti, ma il suo martellamento comincerà piano piano a svelare un preciso fascino, sino ad arrivare a quella lingua distaccata/glaciale che rappresenta la sua forza principale. Bisognerà prestare attenzione ad ogni singolo passaggio, aldilà del grado di diffusione della semplicità, perché niente verrà riposto nel “calderone” tanto per fare, il risultato arriva concreto e percepirlo diventerà dannatamente bello (ovviamente se siete sulla mia stesse frequenza d’onda), ad esempio poco dopo la metà di Cold Winds Howled Across the Desolation se ne avverte uno da “estasi”, qualcosa che solo una formazione ispirata può riuscire a tirare fuori con così accesa classe.
Ritmo scandito alla Immortal per The Apex of Suffering, il brano avanza “melmoso”, accompagnato da uno scream adeguato e da un cambio marcia melodico azzeccato, subito confezionato per essere ricordato. La conclusiva Beyond the Void Of Life non avrà fretta di svelare il suo fascino, lato che appare con prepotenza durante le direttive della sua seconda metà (un brano che riesce ad essere introspettivo in modo tutto suo).

Ce ne fossero di album d’esordio di codesta fattura, o forse è meglio così, in questa maniera possiamo goderci meglio e più “intimamente” perle come Dragged from Our Restless Trance. Magari poi tutta questa bellezza l’avvertirò solamente io (in tal caso pazienza), ma non posso evitare di esprimere la “maestosità” che ho provato per queste note che ahimé -sono sicuro- molte poche anime andranno a cercarsi.

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