Barbarian Swords – Worms

Worms è il secondo lavoro degli spagnoli Barbarian Swords, un lavoro che si presenta “crudo” e sofferente già a partire dalla poderosa e straripante copertina, dove un immaginario dilaniante inizierà […]

Worms è il secondo lavoro degli spagnoli Barbarian Swords, un lavoro che si presenta “crudo” e sofferente già a partire dalla poderosa e straripante copertina, dove un immaginario dilaniante inizierà a piazzare le sue ossa in qualità di pareti portanti.

E con lentezza ed uno specchio di varietà quantomeno interessante nello smistare (ma non mescolare) diversi generi estremi i Barbarian Swords ci portano a casa un condensato musicale che sa “parlare” efficacemente a modo suo. L’intrattenimento si farà totale, gli spagnoli prendono, falciano e sradicano con fare sadico, ebbri di una volontà che vuole certamente “fare male”, ma che vuole anche fermarsi per compiacersi di tanto in tanto. E Worms funziona che  è una “meraviglia”, ti lascia intravedere il marcio e la rudezza ma finirà col portarti altrove, a cavallo di una qualità capace di non mollare la presa lungo una non poca durata globale (si supererà l’ora).

Black metal e doom metal si prodigano, alternano le loro caratteristiche all’estremo, due mondi come già detto che non si “mescolano” ma coabitano, incastrati con efficacia, senza mai apporre il minimo danno all’altra sponda. E sulla base di un dato ritmo riceveremo l’esagerata prestazione “divoratrice” di Von Päx, pronto a dominare la scena con urla, escoriazioni e quant’altro gli sia concesso fornirci per aumentare l’immersione dentro codesto supplizio.

L’ingresso sulle note di I’m Your Demise lascia intendere già molte cose, rallentamenti, momenti schizzati e sprazzi melodici di trasporto vanno a costruire una “signora traccia”, l’ideale spinta dentro questo buco di negatività via via sempre più soffocante ma pure affascinante. Outcast Warlords apre sospesa e raggelante, saldata ad una sicurezza che scopriremo essere un lato più che predominante all’interno di tutto il creato di Worms (bellissime le sue strofe). I tre minuti di Pure Demonology sarebbero l’ideale e breve presentazione dell’operato Barbarian Swords, per la serie “per certe cose non serve allungare il brodo”, la band spagnola con la sua musica renderebbe fieri i Bethlehem ne sono sicuro, tanto che li reputo una loro naturale estensione (ed è lì che arriva puntuale Christian Worms a sottolinearlo in modo migliore rispetto a mille sproloqui). I brani sono spesso lunghetti ma non arrivano mai, neppure per un micro secondo a mostrare la corda, questo è senza dubbio indice di freschezza e merito di una produzione indovinata nell’evidenziare il messaggio scelto di propagare. Non si possono non menzionare un altro classico come Total Nihilism, la funerea The Last Virgin on the Earth, Sodomized (oh, quanta marcia bellezza!) o l’opprimente chiusura disco, che vede dapprima protagonista la quasi epica e sinistra Requiem (ben 17 minuti) e poi l’epilogo con Ultrasado Bloodbath.

I Barbarian Swords ci mostrano la via dei “mezzi facili e malsani” e di come questi possano ancora pagare oggigiorno (con il sacro e fondamentale appoggio della qualità). Worms lo vedi arrivare e già ne intuisci il tipo di sapore, un prodotto a cui non piace nascondersi, il cui valore sopra la media diventa subito chiaramente intuibile per nostra somma e sadica gioia.

About Duke "Selfish" Fog