Autumn – Cold Comfort

Che disco di classe mi avevan tirato fuori nel 2011 gli olandesi Autumn. Cold Comfort era infatti incredibilmente suadente e raffinato, un caleidoscopio emotivo agrodolce, dove dolcezza ed acidità finivano […]

Che disco di classe mi avevan tirato fuori nel 2011 gli olandesi Autumn. Cold Comfort era infatti incredibilmente suadente e raffinato, un caleidoscopio emotivo agrodolce, dove dolcezza ed acidità finivano continuamente a darsi battaglia per un dominio senza vincitori.

Ai tempi della sua uscita Cold Comfort mi aveva fortemente “magnetizzato”, così tanto che il suo abbraccio confortante e leggero finiva spesso on air senza minime forzature (musica capace di avvolgerti dentro la serenità). Ormai il nome Anneke Van Giersbergen è diventato un’icona, ma ipotizzando una sua assenza la voce della giovane Marjan Welman varrebbe come “ottimo sostitutivo”, visto come l’ispirazione nei confronti della più famosa star sia chiara e respirabile sopra ogni suo vocalizzo. La fortuna di Marjan è però la versatilità, non solo fornisce splendidamente questo ricordo, ma riesce pure a metterci del suo grazie ad un candore innato, una pulizia vocale invidiabile, pura, da grande protagonista. Sono diventato da subito un suo grande sostenitore e sono del parere che questo disco sia così ben riuscito soprattutto grazie alla sua limpida ed angelica voce.

Canzoni come The Scarecrow o Alloy non escono dallo stereo per giorni, e ogni volta si lasciano dietro un’impronta particolare, confortante (come il titolo del disco suggerisce). Ma tenersi strette queste due perle di certo non basta a fare un buon disco, non si spiegherebbe altrimenti un voto così ben calibrato. L’insieme trionfa clamorosamente, l’atmosfera rimane perennemente soft, e noi ci lasceremo lentamente cullare, a piccoli passi lungo tracce soffuse, semplici ma dalle piccole trovate geniali (minuscoli e graziosi ceselli). Si portano dietro malinconia in grosse porzioni e finiscono per sedurre amabilmente, imprimendo abnorme classe su ogni più piccolo passaggio.

Ci sono video poi che alimentano la bellezza di una canzone, penso che quello di The Scarecrow sia proprio uno di questi, il consiglio in questo caso è quello di andarselo subito a cercare per verificarne “l’impatto ritmico”.
Oltre ai “soliti” strumenti, a spiccare saranno le tastiere, usate flebilmente e con estrema grazia impreziosiscono continuamente ogni canzone (la title track rappresenta l’esempio perfetto). Su Black Stars In A Blue Sky Marjan offre una delle prestazioni più toccanti dell’intero disco, l’intensità vocale è impressionante e stupisce con puntualità alle radici di ogni nuovo ascolto. Colorazioni “grasse” fanno invece da sfondo alla progressiva Retrospect mentre Alloy è pura e semplice classe, un piccolo capolavoro dalla bellezza ultra terrena. End Of Sorrow è un saliscendi emotivo d’assoluto spessore, dove Marjan decide senza chiedere il permesso il buono e il cattivo tempo. Naeon rappresenta il lato più diretto (ma pur sempre dalle sfumature malinconiche) della formazione grazie ad un refrain di subito assimilabile. L’armonia apre Truth Be Told (Exhale) mentre qualcosa di soffice cala dal cielo con “voce danzante” trasportandoci in luoghi onirici e rarefatti. La finale The Venamoured è un altra chicca ragionata e “superiore”, l’ideale chiusura di un prodotto veramente importante e suggestivo (le sue strofe rimangono sospese nell’aria magicamente anche dopo diversi minuti dalla sua conclusioni).

Cold Comfort è per chi segue un tipo d’arte “calma”, ragionata e docile, per chi si vuole far cullare con trasporto da chitarre ruvide su livelli “quieti”. E’ tempo di schiudere lo scrigno delle forte emozioni, è tempo di sognare con occhi ben aperti.

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