Autopsy – The Tomb Within

“Mancavano giusto loro all’appello“, così mi dicevo ai tempi della suddetta uscita. Dopo aver assistito a diversi rientri (alcuni del tutto discutibili) da ogni ramificazione possibile del metal, e dopo […]

Mancavano giusto loro all’appello“, così mi dicevo ai tempi della suddetta uscita. Dopo aver assistito a diversi rientri (alcuni del tutto discutibili) da ogni ramificazione possibile del metal, e dopo aver ascoltato lavori appena sufficienti o privi di qualsivoglia tipo di scintilla, ecco piombare al ritorno “che conta” pure gli Autopsy, il loro rientro in scena avviene per mezzo di un mini cd di totale rilevanza.

Il sodalizio con Peaceville Records prosegue ancora oggi dando la ferma impressione che il tempo sia fermo da parecchio, ma così non è, ci troviamo nel 2010 e The Tomb Within riporta alle nostre povere orecchie una semplice lezione di grezzo death metal “Autopsyano”. Quel caro e vecchio modo di fare di chi ha contribuito a forgiare un genere e ora vuole con prepotenza (e assiduo divertimento) tornare a battere un po di cassa e ferro. Per il death metal è un periodo abbastanza positivo, ormai da qualche annetto escono dischi importanti con discreta frequenza, soprattutto sussiste un bilanciamento ottimale fra bands “datate”  e nomi nuovi, cosa che tanto male non può di certo fare.

La composizione di The Tomb Within vede la presenza di cinque brani per una durata di venti minuti tondi tondi. Se conoscete gli Autopsy già saprete come questi minuti voleranno, con nemmeno il tempo di accorgersi del nuovo crimine consumato. Loro sono maestri in questo, ti martoriano per bene con la loro musica,  ti divertono e ammaliano con le loro chitarre ed il loro tipico grezzume, si rimane sempre in qualche modo soggiogati e “rapiti inconsapevolmente”, il tutto senza spargere o spendere il più piccolo sforzo.
Venti minuti nei quali ogni caratteristica viene espressa secondo preciso vangelo dai “soliti” loschi interpreti Chris Reifert, Eric Cutler e Danny Coralles. The Tomb Within vede la produzione a passo con i tempi ma gli Autopsy sono talmente marci e putridi nell’animo che tutto ciò accresce ulteriormente la loro ingombranza. Consiglio di prendere un lungo respiro prima di premere il tasto play perché il rischio di rimanere senza aria sarà elevatissimo. Si parte intensi come non mai con una title track dotata di rallentamenti da panico assoluto, si prosegue poi con la purulenta e thrash My Corpse Shall Rise (incredibile la prestazione vocale). Nel bel mezzo ci pensano prima Seven Skulls, horrorifica, carnale e bestiale (incredibile la prestazione vocale bis) e poi Human Genocide, scheggia deviata ed impazzita con un passaggio a circa un minuto dalla fine da stropicciarsi occhi e sturarsi le orecchie. Gli Autopsy infine ci mandano a riposare in qualche loculo dimenticato con la mefitica Mutant Village, lenta danza agonizzante che ci congeda da questo “piacevole sforzo” nel miglior modo immaginabile.

The Tomb Within era l’antipasto che viziava, con tutti ad aspettare l’imminente come back su full-lenght ed un nuovo -e ovvio- capolavoro. Assolutamente da recuperare.

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