Austerymn – Sepulcrum Viventium

L’unione dei tre teschi di copertina a significare l’unione, l’esaltazione della morte e della musica ad essa più vicina. Gli inglesi Austerymn non stanno di certo a pensarci troppo e […]

L’unione dei tre teschi di copertina a significare l’unione, l’esaltazione della morte e della musica ad essa più vicina. Gli inglesi Austerymn non stanno di certo a pensarci troppo e sfornano un death metal crudo ma nel suo piccolo assai efficace, capace di alimentare qualche buon anthem senza dimenticare quanto il “pestaggio” sia fondamentale ed arrembante per giungere agli ambiti “loschi fini”. Tanto tanto classico, un bel mix fra sonorità classiche ed altre dal taglio decisamente più “groove”. Il loro Sepulcrum Viventium è una miccia che brucia rapida, materia che si corrode in fretta e furia senza bisogno di far uso di orpelli o regali presentazioni di sorta. La tracklist offre una discreta varietà alternando brani secchi e taglienti con altri pesanti e “melodicamente ferrati” (l’ultima Riven sarà una bella lezione a tal proposito). Le influenze variano abbastanza tanto per potremo riscontrare lampi del melodic death metal pungente degli At The Gates (andate a scovare Darkness Burns Forever ed esultate senza trattenervi) unito al più classico della medesima terra, ma un pò tutta l’Europa viene esaltata (basti pensare che parte della produzione è avvenuta in Grecia), quasi che Sepulcrum Viventium fosse una qualche specie di best of nascosto e solo riposto in attesa di venir scovato.

Gli Austerymn hanno realizzato il loro primo demo nel 2007, di seguito venne In Death…We Speak- Promo 2013, uscita che ha visto regalare a questa “prima ufficiosità” due pezzi del calibro di Excarnation e relativa title track.

In qualche modo si finisce per respirare che la paternità del prodotto non viene dalla fonte principale di ispirazione, questa cosa potrà essere bene per tanti o male per altri, tutto dipenderà dal tipo di feeling che intraprenderemo a bruciapelo con l’opera. Sicuramente si è ascoltato in giro di meglio –anche di recente- ma un giro su questa “attrazione” rimane senza dubbio consigliato, soprattutto se la fame di death metal rimane ancora lì, impossibile da scacciare con le buone.

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