Atrum Tempestas – Néant

A due anni del debut ep Ne Deus Crede (2012) eccoci a parlare di Néant, primo solido respiro della creatura finlandese Atrum Tempestas. La formazione si fa carico di appena […]

A due anni del debut ep Ne Deus Crede (2012) eccoci a parlare di Néant, primo solido respiro della creatura finlandese Atrum Tempestas.

La formazione si fa carico di appena tre brani per un durata complessiva di poco sopra la mezz’ora, bisogna dire che se ne esce comunque soddisfatti, nonostante la durata possa sembrare giustamente “troppo esigua”. Il loro black metal si fa carico di melodia (molta) e malinconia (praticamente onnipresente e già introdotta da una copertina che vale più di tante parole) e va a rappresentare il tipico prodotto che sempre vorremmo ascoltare da qualche “e ancora sconosciuto” nome proveniente dal nord (la band è un duo che a livello strumentale si divide tutto, formato da Perttunen e Kylmaaho –le liriche invece sono tutte sue-, il primo è già conosciuto per la militanza nei discretamente noti Catamenia). Proprio l’anima underground del prodotto stabilisce i confini della sua fortuna, tutto fa sognare, partendo da quella produzione così “increspata” -che sembra provenire da ben altri anni- sino ad arrivare alla costruzione “singolare” delle canzoni. Non ci troviamo difatti ad un disco “leccato”, di quelli che si pongono precise regole e intenti già alla partenza, su Néant la musica arriva a scorrere naturale, segue istinti e vibrazioni per condurre in cunicoli sempre più fondi e confortevoli. Lo si può benissimo dire o ancor meglio urlare, gli Atrum Tempestas hanno composto un qualcosa che va in maniera decisa “controtendenza”, hanno adeguatamente ricoperto il loro sound con foschia e neve prima di reputarlo pronto per la distribuzione.

Le canzoni si presentano “sospese”, a volte danno la sensazione di essere ferme ma i fatti dimostreranno come i loro movimenti siano invece lesti ed evidenti. E tu finisci per affezionarti,a rimanerci di stucco su certi “echi”, su quella prestazione vocale così ben interpretata, strascicata e dannatamente “affamata” (un autentico viaggio nelle foreste). Il black metal atmosferico degli Atrum Tempestas si nutre di tanto in tanto su qualche vicissitudine post-rock, ma sono giusto delle spruzzate, piccole intuizioni che non permettono ancora alla band di essere accomunata a quella ramificazione direttamente connessa.

Avvolti da ignoti riverberi ci faremo trasportare dagli echi prodotti dalle chitarre e da un basso composto e sinuoso riempitore di spazi. Tutti e tre i brano appagano, ma forse il primo (Quitter ceux qui étaient déjà partis, di ben 14 minuti) riesce a farlo con maggior decisione. In ogni caso risultato lineare e molto, molto piacevole, ovviamente se non sono solo l’ossessivo impatto e annesse velocità ciò che di solito cerchiamo.

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