Atra Vetosus – Apricity

C’è voluto tempo ma finalmente possiamo tornare a parlare degli australiani Atra Vetosus, band che mi aveva a dir poco infiammato all’epoca del debutto Voices from the Eternal Night (2013). […]

C’è voluto tempo ma finalmente possiamo tornare a parlare degli australiani Atra Vetosus, band che mi aveva a dir poco infiammato all’epoca del debutto Voices from the Eternal Night (2013). Sono trascorsi diversi anni e “fortunatamente” possiamo affermare di essere ancora qui a respirare all’inizio di questo 2018, periodo scelto dagli Atra Vetosus per il rilascio di Apricity. Il nuovo nato conferma che le intuizioni dei nostri non erano campate per aria e se possibile consolida le carte in gioco, mostrando pure una certa attitudine all’evoluzione che –dopo diversi giri- mi trovo a sostenere.

Ma c’è una domanda, una domanda che mi rende curioso ma allo stesso tempo incerto su che tipo di risposta dare. La domanda, assolutamente banale, è : “il nuovo Apricity è più bello del predecessore?”. Credetemi se vi dico che dare una risposta a tale quesito mi manda in fumo il cervello (e per fortuna stiamo parlando di un gruppo giovane e con appena due album in saccoccia!), in primis perché le due creazioni sono si simili, ma anche notevolmente diverse se ti ci fermi un attimo a pensare. E quindi bisogna premiare il “gusto classico” o gli intenti volti alla crescita. In entrambi i casi mi sembrerebbe di fare un torto ad un qualcosa di estremamente “giusto” e quindi per la prima volta vi avverto che il voto che do oggi a Apricity potrebbe un domani cambiare (non sarà lo stesso con il debutto, quello era il primo paletto e tale rimarrà nel suo giudizio primordiale), cambiare di poco o tanto non importa, ciò che importa è che vi ho avvertito con buona pace della mia coscienza.

Apricity si protrae per un’ora abbondante e al suo interno prenderanno vita otto brani. Non a caso il primo di questi è stato scelto anche per il video promozionale. In effetti Oceans of Light, Rainfall of Stars risulterà essere l’affresco più bello e incantevole di tutto l’album, il classico pezzo da novanta che mette tutti daccordo. L’area dove ritroviamo gli Atra Vetosus può dirsi grossomodo la medesima di una volta, di nuovo troveremo una produzione decisamente ficcante ed “energetica” e la voce di Josh “Thorodan” Gee che alza il livello di sofferenza, sgolandosi a favore di componenti quali fastidio e urto. E’ come se gli Atra Vetosus cercassero a questo giro soluzioni più “grasse” e nitide mantenendo però il piede sul riffing di stampo svedese. Assieme all’impronta principale troveremo diversi momenti epici e d’atmosfera accompagnati da furenti approcci non troppo lontani da alcuni prodotti appartenenti al filone post metal/core. Le tastiere mantengono la loro presenza ma verranno sotterrate spesso e volentieri dal muro sonoro tirato su con ardore dalle chitarre.

Apricity essendo più maturo ha bisogno del suo spazio per poter germogliare al meglio. Solo in questo modo le canzoni che seguono la opener già menzionata (l’unica eccezione da questo lato) potranno sviluppare quel potenziale nascosto che urla “vendetta” nascosto sotto una lastra di spesso vetro. Insomma tutti quei bei nomi che si potevano citare come influenze in occasione di Voices from the Eternal Night non dico siano spariti, li avvertirete sicuramente qui e là, ma con forse meno “decisione”, e questa cosa una volta terminato Apricity acquisterà un proprio personale valore, svelandoci infine per cosa andremo a tifare (o forse no?).

Martellante, scavato, melodico e tagliente, Apricity è un affare bello intenso pronto a trascinare all’interno del suo particolare vortice.

About Duke "Selfish" Fog