Atoj – Atoj

Volete favorire l’ictus che cova nascosto al vostro interno? A solleticarlo arriva il nuovo ep degli Atoj, un condensato sonoro in grado di trovare gli appigli necessari laddove dimorano le […]

Volete favorire l’ictus che cova nascosto al vostro interno? A solleticarlo arriva il nuovo ep degli Atoj, un condensato sonoro in grado di trovare gli appigli necessari laddove dimorano le più “ordinarie” paure. Senso di follia, instabilità come missione primaria, istinti perpetrati in successione per non dare mai la rassicurante idea di volersi placare. E nonostante questo troviamo un feeling assurdo alla base, che per quanto folle riesce a farsi comprendere e di rimando anche apprezzare. Ritmiche impazzite, il basso -sempre ispirato- in cerca di un dialogo costante prova a mettere ordine laddove parrebbe in realtà impossibile riuscire, lo sfogo vocale è pressoché assoluto, da adorare per il suo essere scarno ma soprattutto “vero”. Ma la forza di questo ep omonimo risiede anche nella sua durata, perché non credo ad un “immagine duratura” dello stesso, non penso all’eventualità di un proseguimento “ad oltranza” per mezzo di questa esposizione, un certo annebbiamento porterebbe solo alla normalità, e la normalità qui non è al momento contemplata. Certo, in tanti casi è meglio continuare, lasciarsi sfinire come unico e beato traguardo, ma non in questo caso dove il prodotto giunge ad essere completo così com’è, con la forma ad attingere tutta la forza possibile. Al momento non serve altro agli Atoj per esprimere rabbia e scombussolante disagio attraverso una presa diretta capace di rendersi sempre più abrasiva pezzo dopo pezzo.

Venti minuti e sei irrefrenabili torture, messi a nudo davanti a realtà e paure, essere pazzi per essere “autentici”, c’è uno stretto confine a passare dal semplice ascolto al totale ascolto, ovvero quello in grado di assorbire ogni cellula d’attenzione interiore ed esteriore.
Post hardcore e mathcore le etichette a richiudere questo traboccante fiume in piena, chiare e nemmeno poche le idee, le armi adoperate per entrare sempre più a fondo nel concetto d’assoluto disagio. Sporche mure grattate via, vetri di finestra che si spezzano lasciando solo qualche spunzone appeso a resistere (noi). Atoj è un piccolo turbine disposto a compiere disastri nel tempo messogli a disposizione, poi buono buono fa ritorno al proprio posto, pronto per quando ci sarà nuovamente l’urgenza di veloci attimi di creativa e ritmica follia.

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