At The Gates – To Drink from the Night Itself

Il ritorno datato 2014 At War with Reality mi aveva a dir poco entusiasmato (potrei usare la parola “fulminato”). C’era sete di At The Gates (tanta, davvero troppa) e loro […]

Il ritorno datato 2014 At War with Reality mi aveva a dir poco entusiasmato (potrei usare la parola “fulminato”). C’era sete di At The Gates (tanta, davvero troppa) e loro erano tornati nella maniera che doveva essere, priva di fronzoli, dritta e soda al punto. Un trademark subito riconoscibile il loro, una firma sfruttata e sfumata al massimo, spolpata sino all’osso in occasione di un ritorno che riusciva ad assumere contorni decisamente eclatanti per quanto concerne forza e qualità.

Certo, sarebbe inutile stare a paragonare i dischi del “nuovo corso” con i capolavori del passato, quelli appartenenti ad un’altra era e ad altri modi di operare. Ma gli At The Gates sono tornati usando la loro formula, una magia potente e subito riconoscibile, soprattutto se scagliata così, senza bisogno di inutili sensazionalismi. Tempo qualche altro anno e “il centro” è nuovamente servito. E’ tutto così uguale, eppure a pelle anche diverso.

Se At War with Reality era una sorta di “remake” dei primi due dischi fatti con la consapevolezza del “dopo”, il nuovo To Drink from the Night Itself ne rappresenta il degno secondo tempo. Ovvero l’arte degli At The Gates che non dimentica di certo l’inizio, ma che si rivolge all’essenzialità di un terzo e soprattutto quarto album . Si procede in tal modo dritti e secchi, a modo loro limpidi e puliti. La tracklist scivola bene e nasconde prelibatezze che usciranno fuori lentamente, ascolto dopo ascolto. Certo si tratta pur sempre di un album targato At The Gates e il livello di abrasione resterà immutato, scolpito a fondo nel ricordo, un attacco calibrato, ben pensato e rivolto alla gola con quel fare animalesco ben supportato da liriche particolarmente interessate alla morte. Le chitarre lavorano bene, girano su note che non stupiscono ma “scolpiscono”, spesso il tuffo al cuore sarà assicurato e proprio non capisco chi salterà fuori a lamentarsi per un qualcosa di immutato e “non nuovo” (il riciclo c’è, ma questi sono gli At The Gates e non hanno mai dato l’impressione di voler essere altro se non questo). Se vista con gli occhi di oggi la discografia della formazione svedese appare terribilmente giusta, dotata di un suo perché e studiata per un percorso stabile che mai ha mollato certe prerogative (neppure ai tempi del salto definitivo avuto con Slaughter of the Soul).

Lascia il Björler chitarrista ma restano Jonas, Tompa e Adrian (affiancati dal fido Martin Larsson e dall’innesto di peso Jonas Stålhammar all’altra chitarra) per un nuovo trionfo del trademark At The Gates. Forti di un’integrità incredibile i nostri snocciolano una tracklist che parte senza tentennamento alcuno con una title track a dir poco fulminante (silenzio e follia libera), un brano di presa, affiancato da una freschezza pronta a catturare. Di supporto troveremo un calibro di grande importanza come A Stare Bound in Stone prima di una straniante Palace of Lepers che sembra voler confondere e far perder l’equilibrio come obiettivo primario. La parte centrale risponde con le varie Daggers of Black Haze (aaah, la strofa!), The Chasm (forse la più debole del lotto a mio gusto) , In Nameless Sleep (ove si registra l’ospitata di Andy La Roque) e The Colours of the Beast ma la vera fortuna di To Drink from the Night Itself risiede nella sua coda e così, laddove molti “cedono”, loro scovano il potere di saper piazzare la zampata che conta con pezzi importantissimi e fluidi come la tormentosa A Labyrinth of Tombs, l’oscura e dai “giri larghi” Seas of Starvation, In Death They Shall Burn e The Mirror Black (quest’ultima da lacrime!) che sta li a dimostrare come la violenza in fondo non sia tutto.

Rimangono statuari gli At The Gates e ci fanno dono di un nuovo disco di spessore, un disco che parte dal passato per mettere piede su presente e possibile futuro. Gli preferisco -seppur di poco- il precedente ma To Drink from the Night Itself ha tutti ma proprio tutti gli argomenti necessari per difendersi con onore. Invecchiassero tutti così dannazione!

  • 77%
    - 77%
77%

Summary

Century Media Records (2018)

Tracklist:

01. Der Widerstand
02. To Drink from the Night Itself
03. A Stare Bound in Stone
04. Palace of Lepers
05. Daggers of Black Haze
06. The Chasm
07. In Nameless Sleep
08. The Colours of the Beast
09. A Labyrinth of Tombs
10. Seas of Starvation
11. In Death They Shall Burn
12. The Mirror Black

About Duke "Selfish" Fog