Asphyx – Deathhammer

Volevo parlare di questo album degli Asphyx copia incollando qui e là righe a caso  da manuali di cucina o botanica, a cosa serve in fondo parlare o specificare per […]

Volevo parlare di questo album degli Asphyx copia incollando qui e là righe a caso  da manuali di cucina o botanica, a cosa serve in fondo parlare o specificare per l’ennesima volta la bontà delle malefatte di questi quattro olandesoni? Serve specificare quanto siano ancora semplicemente formidabili nel proporre la solita “minestra riscaldata”? Serve specificare l’esaltazione continua che procurano i nuovi brani? (veloci o lenti che siano poco importa) Serve lodare la voce di Martin Van Drunen o le chitarre catacombali di Paul Baayens? Serve davvero continuare sperticate lodi ad un gruppo che ha fatto della sincerità e della voglia di suonare il proprio vessillo e che ancora oggi (mi sembra giusto ricordare che da quando sono tornati con Death…The Brutal Way i nostri hanno incrementato “misteriosamente” i propri seguaci, prima se li cagavano decisamente in pochi) continua a suonare antiquato nonostante un deciso incremento di popolarità?

Con Deathhammer assistiamo alla manifestazione di dieci brani, tutti “atomici”, tutti d’impatto (rapido o lento, sempre impatto è) e tutti ugualmente trascinanti. Insomma nessuna novità dal caseificio Asphyx (yuppi!) e chi se ne frega se i capolavori passati restano per l’appunto capolavori. Deathhammer non lo sarà in maniera assoluta, ma fracassa adeguatamente i cosiddetti molto bene, tanto che non posso nemmeno pensare di scendere sotto un certo voto di riferimento (ogni tentativo di “tenersi bassi” è inutile). E’ più forte di me lo so, ma loro sono troppo coinvolgenti, troppo avanti (restando ancorati al proprio DNA di riferimento) rispetto al livello medio o medio alto.

Solo gli Asphyx possono creare un brano d’ingresso come Into The Timewastes, con quel controtempo da manuale che mi fa  puntualmente (s)venire ogni volta che lo sento. Solo loro possono permettersi -ancora oggi- inni che per altri sarebbero autentica banalità come potremo sentire nella title track. E solo loro (assieme ai Bolt Thrower, giusto per essere puntigliosi) riescono a rappresentare perfettamente un clima infuocato e bellico, esaltando ed emozionando come fanno su Minefield (capolavoro dalle dimensioni pachidermiche, gli ultimi minuti sono qualcosa che vanno “oltre”). Dopo appena tre canzoni l’eccitazione regna sovrana, ma altre mine saranno pronte ad insidiare (e preoccupare positivamente) il coraggioso ascoltatore dentro infognato. Sono legnate in faccia come Of Days When Blades Turned Blunt, Reign Of The Brute o Vespa Crabro a scandire il ritmo o le accettate doom di Der Landser (l’affilamento di un lama in azione), We Doom You To Death e As The Magma Mammoth Rises.

Deathhammer è una perfetta bilancia sonora (nonostante i brani veloci non manchino sarà la sensazione “lenta” a predominare), il songwriting si divide equamente fra mitragliate e “momenti polverosi”, motivi che faranno uscire di testa la stragrande maggioranza del pubblico. Fate o dite pure quello che volete, tanto lo speciale rivestimento Asphyx non cambierà mai.

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