Ashcloud – Children of the Chainsaw

Visto che l’appetito vien mangiando per una volta mi attengo alla legge non scritta del buon “criterio ordinato”, dirigendomi subito al cospetto del secondo lavoro degli arcigni Ashcloud. Così, fresco […]

Visto che l’appetito vien mangiando per una volta mi attengo alla legge non scritta del buon “criterio ordinato”, dirigendomi subito al cospetto del secondo lavoro degli arcigni Ashcloud. Così, fresco fresco di ascolto di un debutto “robusto” come Abandon All Light eccomi di fronte al nuovo di zecca Children of the Chainsaw. Per alcuni di voi e per gli Ashcloud è trascorso circa un anno, per me invece solo pochi giorni, il che può essere un bene come un “male oscuro”. Ma di oscurità certamente non ne avremo mai la pancia piena sotto alcuni punti di vista, soprattutto se si tratta di quella giusta, di quella che ci fa tanto scapocciare.

Il primo impatto con Children of the Chainsaw denota una nascosta voglia di progredire, certo niente che mischi infine troppo le carte, ma si respira “più novita” rispetto ad un debutto che invece pensava unicamente a razziare a man bassa. Se poi ci aggiungiamo quello scarso quarto d’ora di durata in più capiremo meglio la voglia d’esplorazione attuata in quest’occasione dalla band.

La title track posta in apertura dilania l’anima con quella melodia introduttiva, il giusto appoggio per una parte sostenuta che ben si alterna a strofe “impastate” e subito vincenti. La breve e fluida The Revolting Dead scandisce bene il ritmo lanciando una Descend into Madness ricca di quella “sotto armonia” tipicamente svedese (a cavallo fra le posizioni di Dissection e Unanimated) in grado di mandarmi all’istante in “knock-out”. Il lato mistico viene sposato a suo modo anche dalla circolare Inside the Shame of Desire, certamente uno dei migliori pezzi di questo lotto. Sovereign of Filth rastrella in velocità prima di un altro “pezzone” come Tonight Your Skin Is Mine o di un altro super-classico come può essere In This Eternal Void. La prova vocale rimane appesa a tratti “nascosta”o bofonchiata, ma preziosa nel dare una certa particolarità alle note imbastite. La terza parte di Under dödens vingar prosegue la piacevole particolarità dei primi due atti ascoltati su Abandon All Light e ha il compito di lanciare una parte conclusiva di Children of the Chainsaw dai pochi compromessi. Dapprima troveremo la schiacciasassi The Creeping Unknown mentre S.C.U.M. e By the Weight of a Thousand Chains proseguiranno il leit motiv veloce prima del “minestrone” finale con i sei minuti di Written in Flesh.

Secondo strike per gli Ashcloud che si confermano valida e sicura alternativa ai grandi nomi. La loro piccola parte di terreno è certamente ben coltivata e non ci lascerà mai a bocca asciutta. Se reputavate mezz’ora con loro troppo poca i ragazzi hanno ben pensato di farvi un degno regalo con Children of the Chainsaw. A mio giudizio l’eventuale primato con il disco di debutto viene giocato a livelli microscopici, troppo pochi per dare una qualche garanzia da una parte o dall’altra.

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