Ashcloud – Abandon All Light

Le migliori cantine svedesi -anche se due terzi della formazione sono inglesi- partorivano -via Xtreem Music– nel 2015 il disco di debutto degli Ashcloud, disco che ci arrivava tra le […]

Le migliori cantine svedesi -anche se due terzi della formazione sono inglesi- partorivano -via Xtreem Music– nel 2015 il disco di debutto degli Ashcloud, disco che ci arrivava tra le mani dopo due distillati demo datati rispettivamente 2006 e 2013. La copertina introduceva al meglio la tipologia di metallo estremo che avremo incontrato durante l’abbondante mezz’ora di “esercizio”, ovvero death metal di stampo nordico, per nulla indifferente ad un certo tipo di melodia “ricercata” e mai stucchevole (troppe volte alla riuscita di un qualcosa siamo soliti darla per scontata, ma sono solo magmatici meccanismi del subconscio).

Abandon All Light accendeva così i motori che contano in casa Ashcloud, un monicker capace di sfornare un death metal certamente poco personale ma ricolmo sino a scoppiare delle giuste canzoni (o quantomeno quelle che sempre vorremmo sentire da un “ballo di debutto”). Ma saranno tuttavia presenti -e ben esibiti- i giusti attributi, quelli che di solito riescono a fare breccia fra i seguaci del genere, una specie di “assicurazione” che scatterà fulminea nel momento in cui premeremo il tasto play (fra l’altro non è da tutti iniziare con una intro del calibro di Under dödens vingar (pt.1), perfetta nell’introdurci all’interno della succulenta carneficina sonora che ne verrà).

Il sound affonda saldamente le fauci in campo death, ma a stuzzicarci troveremo quel retrogusto che collega in qualche modo i nomi DissectionTribulationWatain, si finisce di certo a diversificare l’impianto più classico dettato dai soliti Entombed/Dismember e dai meno soliti Edge Of Sanity e ciò non può che farci piacere.

Fra le mie preferite non posso che menzionare la fulminante title track o le ripartenze della successiva A Hunderd Years of Darkness sino ad arrivare a quella perla (per quanto mi riguarda clamorosa!) di The Second Wind is Coming, canzone che riuscirà nell’impresa di lasciare molti ricordi e sentori dietro a vivacchiare.

Insomma, più lo ascolto e più non posso fare a meno di parlarne bene, Abandon All Light fa il suo anche se in punta di piedi, quasi silenziosamente, senza il bisogno di attirare troppe orecchie di curiosi o dei classici esaltati-casuali dell’ultima ora. Alcuni “vecchietti” sapranno di certo come estrarre la materia pregiata che cola in abbondanza dalle voraci note, intelaiature sempre pronte a fare “sparire in un boccone” ciò che troveranno davanti.

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