Artrosis – Imago

Piano piano, disco dopo disco gli Artrosis sono diventati una sotto-icona importante del gothic/dark europeo, quantomeno della loro terra, visto l’utilizzo continuato ed imperterrito del polacco sulle liriche. La volta […]

Piano piano, disco dopo disco gli Artrosis sono diventati una sotto-icona importante del gothic/dark europeo, quantomeno della loro terra, visto l’utilizzo continuato ed imperterrito del polacco sulle liriche. La volta messo in conto quest’iniziale aspetto, questo possibile primo ostacolo, si potrà intraprendere l’ascolto della loro musica senza timori. Gli Artrosis si amano o si odiano, le mezze misure non vanno d’accordo sul loro gothic metal dai tratti “industrialoidi” e dai toni dark.

Muri di chitarre compresse dominano una scena austera, ritmi ben scanditi introducono i primi secondi di ogni canzone, su di loro si adagiano leggiadri ed eterei vocalizzi della mitica Magdalena “Medeah”. Non potevano poi mancare gli innesti elettronici, senza questi preziosi orpelli il sound degli Artrosis non potrebbe svilupparsi adeguatamente e in maniera personale come oramai siamo abituati a sentire da tempo.

Il nuovo Imago è dunque una matura opera oscura con puntelli ben saldati a terra. Dopo la breve introduzione troveremo dieci brani ritmici e cadenzati, dall’animo freddo ma con risvolti stranamente eterei. Non sbagliano nulla, ho provato a cercare qualche canzone sottotono ma fortunatamente ho dovuto lentamente desistere dopo ascolti che hanno solo rafforzato l’insieme (a tal proposito il disco prende forme “longeve” particolari). Di pelo sullo stomaco ne hanno accumulato, mai si fanno trovare impreparati o poco convincenti. Nie tamta już sarà inevitabilmente una nuova hit, me la immagino già come “leggiadro” sottofondo di qualche “gothic pub” anti commerciale. Ancora una volta si resta stupiti dalla limpida voce di Magdalena, sorta di potente evocazione naturale, perfettamente integrata nell’approccio sotto certi aspetti “marziale” del sound. Non si concedono neppure le briciole alla smaccata faciloneria, Za wszystko – nic abbraccia sinteticamente, Już tylko śnij culla docilmente con la sua nenia mentre Moje niebo è un semplice e pacato crescendo emotivo.
Non si possono citare infine le perle disseminate da metà disco in poi (per la serie ogni disco va sentito per intero, questo ancora di più), perle come la title track o il placido capolavoro Tysiąc prawd (non riesco a non commuovermi quando l’ascolto), l’armonica Fatalne przeznaczenie o la marcia “bianca” finale Panta Rhei. Forti sensazioni anche -e soprattutto- al termine e qualità costante stabilita, cosa bisogna chiedere di più ad un disco del genere? Io direi proprio nulla.

Per chi vuole intrattenersi con musica incantatrice, accompagnata da voce femminile Imago rappresenta una scommessa probabilmente già vinta alla partenza. Le persone adeguate saranno sedotte inesorabilmente, le altre arriveranno vicino all’esasperazione dopo poco (tuffatevi solo se idonei quindi). Da parte mia posso solo consigliare di fare un piccolo sforzo per cercare di entrare nel mood di questa band, lasciarsi andare senza pensieri per vedere cosa diamine succede. Con Imago gli Artrosis hanno composto davvero un gran bel lavoretto, silenziosamente, senza il bisogno di fare “voce grossa”.

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