Arch Enemy – Will to Power

L’inarrestabile successo degli Arch Enemy, una delle poche band della “mezza-vecchia guardia” capace di scegliere le giuste scommesse, o meglio i giusti “investimenti” per vedere le proprie quotazioni salire voracemente […]

L’inarrestabile successo degli Arch Enemy, una delle poche band della “mezza-vecchia guardia” capace di scegliere le giuste scommesse, o meglio i giusti “investimenti” per vedere le proprie quotazioni salire voracemente a dismisura. Sono passati tre anni da War Eternal, l’album che segnava l’ingresso in sede vocale di Alissa White-Gluz e il conseguente inizio di una nuova escalation di successo e un’attività concertistica più fitta che mai.Tre anni sulla cresta dell’onda dunque, per una tutto sommato plausibile -e già menzionata ai tempi della disamina di War Eternal– “terza era” della band di Michael Amott. E così, con i numeri che contano (e le date che si vendono come noccioline) schierati con prepotenza dalla loro, non ci voleva il mago di turno per sapere in anticipo come avrebbe suonato il nuovo Will to Power (ovvero come un gemello del lavoro precedente). La consapevolezza di cosa il pubblico ha gradito maggiormente ha di certo levigato e accompagnato la struttura della nuova fatica, fatica che sembra voler giocare da subito la riuscita delle migliori carte, quasi una sorta di risposta -o rinculo fate voi- in grado di lasciare spazio a ben pochi dubbi.

E proprio come l’ambizioso operato di un’azienda in salute ecco arrivare l’acquisto di peso alla seconda chitarra, giusto un Jeff Loomis a caso, movimento di mercato capace di spiegare con i fatti molte cose più delle parole. E’ davvero necessaria la sua presenza all’interno di un disco come Will to Power? o meglio, a conti fatti si sente davvero il suo tocco, questa differenza con il plurimenzionato War Eternal? sono sicuro che ognuno avrà la sua risposta, camuffata al meglio dalle varie simpatie/antipatie del caso, la mia è che tutto risulta troppo lineare per poter farlo svettare (i lampi ci sono, ma le canzoni non si prestano a reggere) rispetto ai binari imposti dal mercato, con buona pace delle meraviglie di una volta, che possono ancora una volta fare sogni tranquilli nella loro speciale e ormai riservata dimensione.

Anche in questa occasione le due canzoni scelte come apripista diventeranno le migliori o quelle che meglio si incastrano in testa grazie alla loro riuscita semplicità. Ma sia The World Is Yours che The Eagle Flies Alone (ottimo l’iniziale riffing schiacciasassi) non bissano la validità delle loro controparti presenti su War Eternal. E pensare che un tentativo di spingere sull’aggressività è ben radicato e rappresentato dalle iniziali The Race (bella ma non eccezionale) e Blood in the Water (un ni) più una Murder Scene che non mi riesce di valutare al meglio. La controparte melodica vede una spenta Reason to Believe (se questi sono i risultati della voce pulita meglio restare sul sicuro che Alissa riesce a garantire, quantomeno per il fattore personalità), una pesante First Day in Hell (cala con gli ascolti) e un guazzabuglio chiamato Dreams of Retribution (dove emergono cose alla Children of Bodom o plagi di Arch Enemy a loro stessi) che mi lascia a dir poco impietrito. In coda troviamo la “simpatica ma innocua” My Shadows and I e l’indiscussa gemma della seconda metà dell’album chiamata A Fight I Must Win, decoroso anthem e giusta maniera per lasciarci con quel briciolo di speranza che sempre dovrebbe lottare per la propria vita.

In poche parole Will to Power perde nettamente ai punti rispetto al predecessore e per quanto mi riguarda va a posizionarsi sopra al solo Anthems of Rebellion. Con tutto il bene che voglio al monicker devo purtroppo sottolineare l’ulteriore conferma che “successo non equivale a qualità”. Muscoli senza la necessaria forza.

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