Arch Enemy – War Eternal

Creature che danno il benvenuto ad un nuovo arrivato, una persona che determinerà il bene o il male da questo punto in poi, il bene o il male, il successo […]

Creature che danno il benvenuto ad un nuovo arrivato, una persona che determinerà il bene o il male da questo punto in poi, il bene o il male, il successo o la disfatta (questi il mio primo pensiero una volta visionata la copertina di War Eternal). In casa Arch Enemy è ancora una donna la prescelta, l’opzione per la “fase 3” della loro carriera, quella più pericolosa ed insidiosa. Una volta appresa la scelta di proseguire con una nuova cantante, mi chiedevo se davvero non fossimo giunti alla “fine”, il commercio davanti a tutto ancora una volta anzi, in misura ancor maggiore rispetto ad una volta, penso che la scelta di fare una qualche sorta di audizione non sia nemmeno stata contemplata in casa Amott, solo così si doveva/poteva andare avanti e così è stato. In fondo quando si arriva a cercare “l’immagine ad ogni costo” diventa tutto come una sorta di dichiarazione velata: “mi arrendo”, è come se ti accorgessi tu stesso che non riesci a dare quello che davi un tempo. E’ stato così per il periodo “d’oro” con Angela Gossow, alcuni dischi buoni, altri meno, ma mai un risultato degno dei primi tre capolavori; eppure la loro fama è cresciuta, e sta proprio li il motivo, la giustificazione dell’ingresso odierno della bella creatura Alissa White-Gluz, nel mondo odierno senza un immagine d’impatto non vieni considerato quel più che ti serve per fare “la differenza” finanziariamente parlando.

Ma non voglio dilungarmi ulteriormente sulla vicenda cambio-cantante, quindi mi rivolgo a chi si “accontenta” di ascoltare la musica ed il prodotto finito. Angela o Alissa poco importa (anche se mi verrebbe da dire che con questo cambio ci hanno guadagnato), il percorso prosegue sicuro senza cambiamenti e con l’obiettivo di fornire un certo “impatto” prima di tutto, la prova della blu-crinita è senz’altro incisiva e forse meno “manipolata” rispetto a quella della illustre Gossow. Il mood -almeno per quanto mi riguarda- rimane esattamente lo stesso, alla fine lo sapevo che non sarebbe stato questo il “pericolo” primario di War Eternal, quello era da attribuire all’ormai -questo si- “eterno” songwriting schricchiolante annidatosi da tempo negli spartiti degli Arch Enemy.

Lo sappiamo, certi apici non verranno più toccati e nemmeno sfiorati (mi sto stancando anche io di ripeterlo), quindi per valutare al meglio un nuovo loro prodotto bisogna far finta che non esistano. Bisogna partire dalla seconda era e prendere come punto di riferimento Wages of Sin, lavoro migliore della “femaleEra” per chi scrive, a quello purtroppo seguiva un “abisso”, l’auto scavatura di una fossa invisibile forse ai più, poi la lenta ma non per questo poco faticosa risalita con gli ultimi due dischi (sempre a mio gusto). Il nuovo War Eternal va da subito a fare compagnia a quest’ultimi (si, personale respiro di sollievo, questo il verdetto), salva il salvabile e regala alcuni spunti in grado di far tornare alla memoria “l’epoca dimenticata” (non a caso sto parlando dei due brani presentati in anteprima promozionale come title track e As the Pages Burn).

I pattern ritmici spiccano alla grande, War Eternal è perennemente “pestato”, cerca sempre di farsi grosso e alla fine i suoi frutti li porta a casa. L’ascolto scorre più facilmente rispetto alle precedenti release mentre i brani aggrediscono senza mai omettere il fattore melodia (ampiamente supportato da delle tastiere quasi onnipresenti) la prova di Alissa si erge in maniera decisa con il suo growl roco e strozzato, le sue metriche appaiono più ricercate e alla lunga anche più esaltanti rispetto a quelle della Gossow. Diciamo che le mie precedenti preoccupazioni sono di colpo “svanite”, e da questo momento in poi sarò in qualche maniera favorevole alla loro causa, un briciolo di positività aggiunta che di certo non guasta.

War Eternal non sarà nemmeno il miracolo che qualcuno cercherà di farvi passare, però un piccolo passo in avanti si e per quanto mi riguarda è già “tanta ma tanta roba”. L’ascolto viene introdotto dalla violenza di Never Forgive, Never Forget, sorta di biglietto da visita per tutto (intenzioni e new entry). La doppietta formata da title track e As the Pages Burn è perfettamente assortita, della prima adoro letteralmente la strofa (il brano non avrebbe stonato su un Burning Bridges) mentre la secondo oltre a vedere una Alissa sugli scudi offre un riffing pungente in grado di colpire sin dal primo ascolto (me lo canticchio puntualmente durante questi giorni di ossessivi ascolti). Non ho registrato cali madornali però su due canzoni in particolare non riesco ad esprimere completo gradimento, queste sono No More Regrets e Time Is Black (grandissimo refrain e grandissima lei, il resto sembra un miscuglio fra colonna sonora di un film di Tim Burton e i Rondò Veneziano) ed è un vero peccato perché alcune parti sono completamente da salvare, alla lunga però sembrano dei collage poco riusciti dove si poteva e doveva fare davvero di meglio. Pollice verso l’alto invece per il mid tempo You Will Know My Name (altro brano in linea con “l’old Arch Enemy style”), Stolen Life (ottima la strofa, soprattutto la seconda con effetto al seguito, per la serie “piccolezze in grado di rimanere”) On and On (grossomodo la nuova We Will Rise), Avalanche (il pezzo in grado di crescere alla distanza) e una Down to Nothing che zitta zitta messa laggiù passa quasi inosservata, spero ottenga la giusta attenzione lo stesso. Menzione speciale anche la conclusiva strumentale Not Long for This World che sembra un outtake assoluta di Burning Bridges (ascoltare per credere), ottima maniera di chiudere il disco non c’è che dire.

Per la legge del “contro bilanciamento” c’è da rimarcare l’assenza del fratellino Christopher dietro la chitarra, purtroppo la sezione “solos” non è in questo caso mai troppo convincente, anzi il più delle volte se ne poteva pure fare a meno a favore di un maggiore grado d’impatto, peccato non si possa mai avere tutto assieme, mannaggia.
War Eternal non sarà un miracolo che qualcuno magari ancora si aspettava, non è nemmeno una sorta di rinnovata rinascita, però è un buon disco che non annoia e non mostra stanchezza, questo per gli Arch Enemy nel 2014 vuol dire davvero tanto.

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