Arcane Tales – Sapphire Stone Saga

Un ritorno ai tempi remoti di Legendary Tales giostrato però da una sola impavida mente. Il rischio se pensato con cognizione era eccessivo, poteva venire fuori una cosa mal orchestrata, […]

Un ritorno ai tempi remoti di Legendary Tales giostrato però da una sola impavida mente. Il rischio se pensato con cognizione era eccessivo, poteva venire fuori una cosa mal orchestrata, eccessivamente piatta o ridondante e invece questo debutto finisce con l’appare speciale (nient’altro che una solida riproposizione di brani sparsi sui demo usciti fra il 2008 e il 2013), grondante di una voglia di fare bene sempre brillante, in grado di colpire l’ascoltatore forte nel petto evocando emozioni ormai sopite o meglio “raffreddate” dopo l’effetto moda ormai andato e sepolto.

Gli Arcane Tales sono null’altro che l’esaltazione della nascita e della portata in trionfo del monicker Rhapsody (nemmeno loro stessi hanno più ripetuto quel sapore grezzo dei primi due album che qui emergono spesso a pieni polmoni e mano salda), un tributo sincero che rende nuovamente vivi spartiti ben conosciuti a memoria, magari non così incantevoli quanto “ieri”, ma capaci in ogni caso di procurare non brevi o comunque mai innocui colpi al cuore.

Dietro a Sapphire Stone Saga ci sono il coraggio e l’animo intrepido di Luigi Soranno, sarà lui a dirigere ogni parte, ogni movimento in saliscendi di questo debutto e nonostante i limiti del caso bisogna ammettere che l’ascolto riesce infine seducente e propenso a farsi riascoltare con la dovuta leggerezza.

Oltre la componente dominante già ampiamente menzionata saranno riscontrabili anche quel tocco progressive tutto italiano capace di dare spolvero quando i ritmi decidono di rallentare e momenti folk inseriti a modo, con oculata dolcezza (mai stucchevoli o invasivi ecco). Ma saranno i cori epici a prendere le redini con gloriosa forza, e strofe intonate con fierezza, pronte a saccheggiare il possibile da quanto tralasciato lungo la strada dal Lione nazionale. L’evasione c’è ed inutile nasconderla (si pensi a Sands of Time, ai tratteggi oscuri di Loud Thunder o la soave Heaven’s Gates) ma devo ammettere di parteggiare per i pezzi schierati alla voce “classici e veloci” come l’irreprensibile Into the Firestorm, la seguente The Clairvoyance Power dal più ampio respiro (e dall’apprezzato ritornello a cascata) o la tenace Triumphant Steel (pelle d’oca su quel refrain che sale, sale e sale; il migliore del lotto per quanto mi riguarda) per non dire poi dell’epica -e non scontata nell’esecuzione- conclusione The Alliance Horns Resound di ben dieci e mai domi minuti.

I brani ci sono, l’impegno è encomiabile anche se la produzione penso possa lasciare a lungo andare quei classici “bacchettoni” un pochino perplessi. Ma bisogna saper guardare oltre, anche dopo anni e anni di perfezioni luccicanti che spesso -e senza rendercene conto- male ci hanno abituato. Arcane Tales con Sapphire Stone Saga dimostra quanto bene si possa fare con lavoro e convinzione in un genere che poco perdona come il symphonic power metal. Quel piacere di ritrovare prodotti genuini risiede qui, lontano dalle tante e troppe menate.

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