Antagoniste – The Myth of Mankind

Passi tonanti e voluminosi che cercano strade alternative al “solito” ascolto black metal (potrei citarvi Dodheimsgard, o per rimanere in casa francese Deathspell Omega, Blut Aus Nord e Reverence, ma […]

Passi tonanti e voluminosi che cercano strade alternative al “solito” ascolto black metal (potrei citarvi Dodheimsgard, o per rimanere in casa francese Deathspell Omega, Blut Aus Nord e Reverence, ma pensandoci bene nessuno calzerebbe aldilà di qualche evanescente accenno) passando fra riverberi angusti e territori post (colano sensazioni core e sludge da pareti assenti). Una retrospettiva desolante, narrata con una voce malata, pronta in primis a divorare le propria interiora prima di passare al resto.

Dissonante, eclettico e spesso oltremodo straripante The Myth of Mankind, l’esordio di questa one man band francese porta con se chili e chili di coraggio. Un’apparenza volutamente deformata, arrogante nel suo avanzamento sbilenco e slabbrato, capace di radere al suolo ogni più piccolo punto di riferimento.

Universo sonoro sballottante, sempre pronto quando si tratta di confondere e generare alchimia mista a caos. Ha l’effetto di una bomba adeguatamente calata nel posto prestabilito e fatta scoppiare senza bisogno di troppi clamori, i soli risultati varranno come testimonianza, come unica conseguenza evidente e riscontrabile.

The Myth of Mankind è un lavoro strano, sotto certi aspetti “folle”, privo di una forma levigata, definita o in qualche modo esattamente descrivibile, è il classico album da testare, sul quale bisogna giocoforza passare prima di farsene un’idea più o meno esatta, solamente un impatto “a tu per tu” (bisogna esporsi, resistere sino alla fine) riuscirà a trasmettere -o illusoriamente trovare- una precisa e congeniale dimensione.

Produzione che mischia le carte, chitarre grasse ed “apatiche” trainano l’album su percorsi impervi e frastornanti, l’ideale habitat per un cantato bestiale e rancoroso, magnifico interprete protagonista ma da “dietro le quinte”.

La cosa migliore da fare secondo il mio punto di vista è cercare di evitare di “recintarlo” a suon di voti o giudizi più o meno altisonanti, farlo scorrere a mente sgombra la miglior soluzione per combattere le pulsione ovattate che prontamente riceveremo. The Myth of Mankind è come un meteorite infuocato pronto ad esplodere da un momento all’altro, ma esiste anche il rovescio della medaglia, perché potrà andare a morire senza produrre niente di fatto.

Gli Antagoniste hanno partorito un “disco da esperienza”, da consigliare e sconsigliare (mi sottraggo da questo compito, la “popolazione” sta diventando sempre più strana ed esigente) allo stesso tempo, non mi stupisce lo zampino della I, Voidhanger Records dietro. Frammenti sensoriali pronti a scombussolarvi continuamente le sinapsi.

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