Anneke Van Giersbergen – Everything Is Changing

Se Re Mida avesse una controparte femminile questa risponderebbe senz’altro al nome di Anneke Van Giersbergen, ne sono profondamente convinto. Fatele cantare qualsiasi cosa e vedrete che lei la tramuterà […]

Se Re Mida avesse una controparte femminile questa risponderebbe senz’altro al nome di Anneke Van Giersbergen, ne sono profondamente convinto. Fatele cantare qualsiasi cosa e vedrete che lei la tramuterà la forma in qualcosa d’altamente sopraffino. Non riesco proprio ad elaborare altri concetti ascoltando la sua fatica da solista intitolata Everything Is Changing. C’è da rimanerne stregati, la sua voce riuscirebbe a tramutare in qualcosa di “sopportabile” anche la peggiore delle canzoni, figuriamoci quando queste riescono già discretamente in partenza.

Con Everything Is Changing ci troveremo davanti un lavoro rock/pop con tutte le varianti del caso (qualche passaggio debitore dell’ultimo periodo di Anneke con i The Gathering lo troviamo ancora, e non mancano nemmeno pezzi più lenti e qualche raro momento “confusionario”). Se la base di fatto è molto semplice (non siamo troppo distanti da composizioni alla Alanis Morisette o Avril Lavigne tanto per capire subito l’antifona) quello che stupisce ancora una volta (o forse no, fate voi) è la versatilità di una artista che plasma ogni strofa e ritornello a suo piacimento e tornaconto, rendendolo in qualche modo “vivo”, sempre piacevole da ascoltare.

Con questi dati alla mano potremo decidere se il prodotto è fatto per noi o meno, non c’è traccia di metal ovviamente, ma fra tutte le possibili sorprese questa è di certo la minore (le distanze ormai sono state prese da diverso tempo). Si andranno ad ascoltare una serie di brani d’autore efficaci come Feel Alive e Take Me Home (per i quali ha girato anche i video, semplici e “frontali” come la musica proposta), Stay (onirica, quasi “oscura” a modo suo), la title track, Circles (da pelle d’oca ogni volta che la sento), You Want To Be Free e Slow Me Down (per la categoria: sbarazzine), Hope, Pray,Dance, Play (trascinante grazie ad un refrain fatto per essere ricordato)  e la conclusiva 1000 Miles Away From Home (classico brano da standing ovation). L’unica pecca è rappresentata infine da Too Late, l’unica battuta a mio parere sottotono e forse veramente evitabile.

Anneke come un usignolo arriva piano piano per “imbarazzarci” con la sua voce, una creatura che non poteva finire da altre parti se non su un palco a cantare ci dona l’ennesimo regalo preziosissimo, sarebbe da stupidi non apprezzarlo per quello che è lasciando da parte recite o messinscene da poppanti. Relax ed Anneke, ottima terapia contro la negatività, assicurato.

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